Octopus, l’inchiesta perde forza in aula Fangareggi e Dallari assolti e 32 rinvii
Il giornalista e l’ex presidente della Cna escono dal processo sul giro di fatture false che scosse Reggio Alla sbarra i presunti vertici, tra cui Gibertini e Salsi, ma cadono le aggravanti e incombe la prescrizione
REGGIO EMILIA. Soldi veri, non fatture false. È questo il motivo implicito per il quale ieri sono stati assolti con formula piena il giornalista reggiano Nicola Fangareggi e l’ex presidente della Cna di Reggio Emilia Nunzio Dallari. Una sentenza emessa ieri mattina dal giudice per l’udienza preliminare Luca Ramponi «perché il fatto non sussiste». Verdetto che vale anche per Roberto Lodesani, che come gli altri due aveva presentato richiesta di giudizio abbreviato nel processo Octopus, che vede in tutto 34 imputati compresi nell’inchiesta su un giro di false fatturazioni.
CONTO ALLA ROVESCIA
Inchiesta che a sette anni dalla sua emersione sta perdendo forza sia nella tenuta di alcune posizioni e reati di fronte al giudizio preliminare del giudice, sia in forza della prescrizione che pende ora sui reati di maggior rilievo, visto che ieri per gli imputati considerati gli “organizzatori” della presunta associazione a delinquere è caduta l’aggravante di aver commesso il reato attraverso raggiri anche all’estero. Caduta l’aggravante transnazionale, infatti, è probabile che il reato si prescriva entro il prossimo autunno. Ben prima quindi della prima udienza del dibattimento fissata il 2 febbraio 2022 davanti al collegio presieduto dal giudice Simone Medioli.
ASSOLUZIONI e rinvii
Il pm Valentina Salvi aveva chiesto nelle scorse settimane pene di un anno e mezzo e otto mesi di reclusione rispettivamente per Fangareggi e Dallari. Altri due imputati, invece, hanno patteggiato una pena a 8 mesi di reclusione.
Il giudice ha poi disposto il rinvio a giudizio per altre 32 persone, anche se non per tutti i capi di imputazione inizialmente loro contestati, che per alcune posizioni risultano prescritti mentre in altri casi interessati da provvedimenti di «non luogo a procedere». Segno della scrematura fatta dal giudice dopo aver sentito accusa e difese confrontarsi senza esclusione di colpi.
ALLA SBARRA
Secondo quanto disposto dal giudice, l’associazione a delinquere è stata derubricata ad associazione semplice. Tra coloro che dovranno difendersi nel rito ordinario di primo grado ci sono tra gli altri il giornalista Marco Gibertini (già condannato nel processo Aemilia), l’imprenditore ex titolare della Reggiana Gourmet Mirco Salsi – a cui non è più contestata l’aggravante del carattere transnazionale dell’associazione a delinquere – e altri nomi noti emersi nelle recenti inchieste contro la ’ndrangheta come Omar Costi e Giuliano Debbi.
Per il suo avvocato è scagionato da tutte le accuse anche Gianluca Salsi, figlio di Mirco, che era nell’inchiesta.
Con l’udienza di ieri mattina si è giunti quindi ad un primo punto fermo nella complessa vicenda giudiziaria scaturita dall’operazione delle forze dell’ordine del 2014 su un presunto giro milionario di false fatturazioni, commesse tra il 2011 e il 2013 a Reggio e all’estero, che avrebbe generato un giro d’affari di 33 milioni con un’evasione fiscale per 13 milioni.
Un caso clamoroso che aveva coinvolto alcuni professionisti in vista della città e aveva fatto emergere un tipo di reato, quello delle false fatture, al tempo semisconosciuto all’opinione pubblica. Le successive inchieste contro la ’ndrangheta in Emilia, hanno confermato che era invece una prassi usuale della consorteria criminale insediata sul territorio. «Prendo atto con favore che il gup Ramponi ha disposto il non luogo a procedere per Mirco Salsi per il reato associativo a lui ascritto in concorso con altri» ha detto il suo difensore Domenico Noris Bucchi, «Con altrettanto piacere constatiamo che il giudice, in accoglimento di una nostra richiesta, ha escluso l’aggravante transnazionale. Tale decisione, a nostro parere, segna un passo importante verso l’assoluzione piena del nostro assistito alla quale confidiamo di pervenire all’esito del dibattimento».
Sospiro di sollievo anche per Dallari, come spiega soddisfatto il suo legale, Nino Ruffini: «Siamo ovviamente contenti, per lui è la fine di un incubo – spiega il legale – con lo scoppio dell’inchiesta si era persino dimesso dalla carica da presidente della Cna».
I VERTICI
Nell’inchiesta erano indicate in otto le persone accusate di associazione a delinquere, considerate i vertici di un’organizzazione dedita al giro di false fatturazioni, riciclaggio e frodi carosello. Non solo Gibertini, ma oltre a Mirco è indicato il costruttore calabrese Antonio Silipo. E poi il 33enne Valerio Villani, considerato dagli inquirenti un corriere, oltre a Piersandro Pregliasco e Marco Castaldi.
Questi ultimi due erano considerati amministratori di fatto di società cartiere, coordinando l’intero meccanismo che secondo le indagini faceva capo a Gibertini, poggiando su capacità finanziaria e supporto logistico di Mirco Salsi. Posizioni che ora sembrano fortemente ridimensionate già in udienza preliminare. —
Enrico Lorenzo Tidona
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