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il processo mandanti 

Strage, il testimone Agostino Vallorani «Bellini era un personaggio pericoloso»

Strage, il testimone Agostino Vallorani «Bellini era un personaggio pericoloso»

In aula l’antiquario che mise in contatto la Primula Nera con il maresciallo Tempesta nella trattativa sulle opere d’arte

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REGGIO EMILIA. Paolo Bellini «era considerato da me un personaggio indecifrabile e potenzialmente pericoloso, tanto che misi in guardia il maresciallo Tempesta», nella convinzione che lo stesso Bellini «agisse in un mondo sotterraneo». Così Agostino Vallorani, antiquario condannato per reati contro il patrimonio – che ieri ha testimoniato in Corte d’assise a Bologna nel processo sulla strage del 2 agosto 1980 a carico della stessa Primula Nera reggiana ed ex Avanguardia nazionale, Paolo Bellini, di Piergiorgio Segatel e di Domenico Catracchia – definì nell’agosto del 2004 l’ex esponente di Avanguardia Nazionale davanti ai magistrati di Firenze. Ieri Vallorani ha confermato in aula queste dichiarazioni – che hanno portato Bellini ad alzarsi e ad uscire dall’aula per alcuni minuti – seppure nel quadro di una deposizione caratterizzata da molte contraddizioni e «non ricordo» circa i suoi rapporti con l’imputato, accusato di concorso nell’attentato alla stazione ferroviaria di Bologna.

La Primula Nera reggiana ieri era presente all’udienza, e nel corso della sua testimonianza Vallorani, al momento di rispondere alle domande, ha spesso incrociato lo sguardo dell'imputato, tanto che il legale di parte civile Andrea Speranzoni ha finito per riprenderlo, invitandolo a guardare la corte.

Il testimone ha spiegato, pur senza dare riferimenti temporali precisi, di aver conosciuto Bellini tra la fine degli anni ’70 e i primi anni ’80, quando l'imputato si faceva chiamare Roberto da Silva. Proprio tramite Vallorani, nel 1992 Bellini entrò in contatto con il maresciallo Roberto Tempesta, all’epoca nel Nucleo tutela patrimonio artistico dei carabinieri, con il quale avviò una collaborazione per recuperare delle opere d’arte rubate. Lo stesso Vallorani ha spiegato di aver collaborato per una ventina d’anni con l’Arma.

Tra i temi toccati nel corso della testimonianza c’è poi la permanenza di Vallorani a Londra, dove oltre a lavorare come antiquario è anche entrato in contatto con alcuni estremisti di destra che si erano rifugiati nella capitale inglese e con l’altro antiquario Stefano Vaccari, l’ultima persona ad aver visto vivo Roberto Calvi. Per quanto riguarda i suoi rapporti con Bellini e le protezioni di cui quest’ultimo avrebbe goduto nel corso degli anni, è stata richiamata un’intercettazione telefonica del 1992 in cui Vallorani e Bellini parlavano di incontrarsi a pranzo, e in cui a un certo punto l’antiquario dice all’imputato «ti muovi tu, perché tanto le spese te le paga la superprocura».

Un riferimento che riemerse anche nel 2004, quando Vallorani disse che «Bellini si era attivato per recuperare opere d’arte per conto di una superprocura».

Sul tema delle presunte protezioni istituzionali, però, il testimone ha prima fatto marcia indietro, negando che Bellini gli avesse mai detto di essere stato protetto, ma poi ha finito per confermare questa circostanza, riferita alla Procura Generale in due occasioni durante le indagini. Infine, nel tratteggiare il ritratto dell'imputato, Vallorani ha affermato che una volta Bellini gli disse che, nel caso di un colpo di Stato, era pronto a prendere «tutti i dirigenti comunisti di Reggio Emilia per portarli nello stadio e controllarli».

Ieri mattina sono stati ascoltati anche i giornalisti Gian Antonio Stella ed Edoardo Raspelli, che hanno contribuito ad inquadrare uno dei personaggi principali dell'indagine della procura generale, l’ex capo dell’Ufficio affari riservati del ministero dell'interno, Federico Umberto D’Amato, morto da tempo ma indicato dagli inquirenti, assieme a Licio Gelli, Umberto Ortolani e Mario Tedeschi come uno dei mandanti, organizzatori e finanziatori della strage. —

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