Un appello ai ritardatari del vaccino
L'editoriale del direttore della Gazzetta di Reggio
REGGIO EMILIA. C’è una pericolosa anomalia in quanto sta accadendo nelle ultime settimane di campagna vaccinale, tra i mirabili sforzi organizzativi delle aziende sanitarie. È il numero, purtroppo piuttosto corposo (migliaia di persone), di cittadini che non si sono candidati all’iniezione potenzialmente salvifica. Sono in larga parte ultracinquantenni, categoria ultimamente molto colpita dalla malattia.
Il fatto che i contagi siano drasticamente in calo, e i ricoveri pure, ha indotto probabilmente una fetta di persone a sentirsi al riparo. Sono in salute e convinti che il Covid non li possa sfiorare. Ma c’è un sostanziale errore di valutazione. Il crollo della diffusione della malattia è dato in parte dalla stagionalità e in parte dal numero sempre crescente dei vaccini. È una spiegazione semplice quanto banale.
Già un anno fa ci eravamo sentiti ormai fuori da un incubo che poi ci è ripiombato addosso con una forza forse maggiore ai primi soffi autunnali. Non immunizzarsi significa solo una cosa: lasciare campo al rischio. Proprio e altrui. Tralasciando la causa persa dei no vax, è necessario quindi che la schiera dei perplessi o dei ritardatari faccia retromarcia e si rimetta in fila. Perché è l’unica arma che abbiamo per tornare alla normalità prima di dimenticarci com’era.
Da pochi giorni tocca invece agli ultra quarantenni che, a quanto pare, stanno rispondendo alla chiamata con uno slancio maggiore. Bene. A patto che la macchina non si inceppi poi con la seconda dose. C’è il rischio che le sirene delle ferie estive suonino più convincenti del richiamo vaccinale. Sarebbe una stortura intollerabile. Le Regioni però premono e tirano la giacca al generale Figliuolo. Siamo al solito teatro. In un Paese dove il pass per spostarsi è ancora fatto di fogli di carta, ci si avvita sul vaccino in spiaggia. Prima di incartarsi sui ricami, sarebbe necessario sistemare i fondamentali.
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