Gli artisti autori del murale «È un’opera da preservare»
Delusione per la lettera di Autostrade, ma «ci rallegra la risposta dei reggiani»
Adriano Arati
reggio emilia. Dalla preoccupazione alla soddisfazione di vedere una grande reazione collettiva. Non è stato un venerdì tranquillo quello passato da Fabio Valentini, nome d’arte Neko, autore assieme Marco Temperilli, nome d’arte Maik, del murale “Partigiano Reggiano” a Casa Manfredi, nella campagna di Villa Sesso.
Il luogo di memoria inaugurato nel settembre scorso, dove tante persone vennero fucilate dai fascisti nel dicembre 1944, è stato ritenuto dalla Società Autostrade come una fonte di distrazione visiva pericolosa per chi viaggia sull’A1, che transita a fianco di Sesso.
In una lettera a Comune e Istoreco, i funzionari hanno intimato la rimozione dell’opera, ventilando anche l’ipotesi di multe da decine di migliaia di euro. La reazione è stata molto intensa, delle istituzioni come degli abitanti e della politica, a Reggio e non solo, e ora vi sarebbe un parziale passo indietro. Un sospiro di sollievo per Valentini, che assieme a Temperilli ha realizzato il lavoro nel 2020 per un progetto sostenuto da Comune, Anpi e Istoreco.
«All’inizio ero un po’ preoccupato, quando poi ho visto che c’era questo sostegno da parte delle istituzioni e delle persone mi ha fatto molto piacere. Ero amareggiato anche perché era un lavoro in cui avevo collaborato con tanti abitanti, mi ero confrontato con loro, mi sarebbe dispiaciuto se tutto fosse stato cancellato. È stato come quando prendi una spinta, cadi, e quando ti rialzi ti rendi conto che la situazione si è ribaltata», ragiona ora Valentini. E il tema del contendere?
«Posso capire il punto di vista del disturbo visivo, ma il murale è lontano dalla strada, non è una scritta pubblicitaria, può richiamare l’attenzione così come altri punti che fanno parte del paesaggio attorno all’autostrada. E il fatto che non ci siano stati incidenti forse è un segnale che grandi problemi non ne ha dati. Che il murale sia ritenuto così disturbante mi suona strano».
Se non altro, «c’è un aspetto positivo, non mi aspettavo che per un murale ci fossero tante persone pronte a difenderlo. Ne ho fatti tanti, in altre occasioni non c’era mai stato questa attenzione», continua il co-autore. Per Valentini non è il primo caso similare: «Ho già vissuto problemi con un murale su Ligabue, alla casa Antonio Ligabue: là dovevo fare tutta la facciata, che non dava sulla strada ma su un cortile, si vedeva solo da una curva di una strada di campagna. Alla fine ho fatto solo una porzione più ridotta. Anche in quel caso ero rimasto stupito, a questo punto dobbiamo eliminare ogni distrazione lungo le vie, mi sembrava esagerato, ma il motivo era il medesimo».
La vicenda è l’occasione per riflettere sulla percezione della street art oggi. «Forse queste opere d’arte non sono sempre riconosciute come tali, ci sarebbe da far capire a enti e persone che questo non è un discorso pubblicitario o qualcosa da consumare, è un qualcosa di irriproducibile, che rientra in un altro ambito», è la riflessione di Neko. «La differenza è stabilire cosa sia un’opera di street art o una scritta pubblicitaria. La lettera mi sembrava una follia, non hanno tenuto in considerazione come avrebbero potuto viverla i parenti. Ha fatto bene il sindaco a non mollare, è una forma di rispetto per arte e memoria». —
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