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Il Santa Maria Nuova fra i cento migliori ospedali del mondo e ottavo in Italia

Roberto Fontanili
Il Santa Maria Nuova fra i cento migliori ospedali del mondo e ottavo in Italia

Primo in regione per livello di accreditamento internazionale Premiata soprattutto la ricerca dedicata ai malati oncologici

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Roberto Fontanili

REGGIO EMILIA. Il Covid non ha fermato la ricerca. Accanto alla gestione dell’emergenza che ha comportato una riorganizzazione dell’attività sanitaria è nato proprio a Reggio il primo studio randomizzato svolto in Italia sul Coronavirus e sono state sono oltre 100 le pubblicazioni scientifiche su questo argomento realizzate da ricercatori e clinici dell’Ausl. Infine è già stato avviato, sotto il coordinamento dell’Irccs reggiano, un progetto che coinvolge 12 centri italiani sulla risposta immunitaria al contagio Covid nei pazienti fragili.

Traguardi che confermano come a Reggio la ricerca sia ormai di casa, certificati anche dal riconoscimento ufficiale all’Irccs della qualifica “Comprehensive cancer centre” (al pari di soli altri otto ospedali italiani) e dall’inserimento dell’Arcispedale Santa Maria Nuova nella classifica dei 100 migliori ospedali al mondo (su 2.000 presi in considerazione) redatta dalla rivista americana Newsweek. Risultati che suonano come un riconoscimento internazionale del lavoro iniziato dieci anni fa e che pone l’Irccs reggiano come primo centro in regione ad avere raggiunto questo riconoscimento Oeci (Organizzazione dei centri oncologici europei).

Tradotto in concreto, questi riconoscimenti significano che cura, assistenza, organizzazione e ricerca a Reggio fanno un percorso comune a vantaggio del paziente. E soprattutto che lo sforzo di fare ricerca in questi anni non ha coinvolto solo l’Oncologia ma si è ampliato a tante altre discipline. L’Irccs infatti ottiene il massimo livello di accreditamento internazionale Oeci sul versante della ricerca in oncologia per l’assistenza multidisciplinare al paziente, l’attività di ricerca e di formazione, mentre Newsweek ha inserito l’Arcispedale Santa Maria Nuova tra i 100 migliori al mondo e tra i primi otto in Italia (al secondo posto in regione dopo il Sant’Orsola di Bologna) per competenza professionale, qualità delle cure e tecnologia.

«Non poteva esserci modo migliore per festeggiare i dieci anni dalla nascita dell’Irccs», ha sottolineato la direttrice generale dell’Ausl, Cristina Marchesi, aggiungendo che «finalmente è stata la prima volta in cui si è potuto non parlare solo di Covid» e anticipando che «a settembre celebreremo con un appuntamento pubblico per condividerne questi traguardi con i cittadini, da sempre orgogliosi e vicini all’ospedale».

A raccontare il percorso che ha portato l’Irccs a scalare tutte le classifiche è stato invece il direttore del presidio ospedaliero, Giorgio Mazzi, che ha vissuto in prima persona tutto il percorso pensato nel 2006 e concretizzato nel 2011 con la nascita dell’istituto.

«Il nostro Irccs – ha ricordato – aveva ottenuto il primo accreditamento nel 2014. Da lì siamo partiti per continuare il nostro percorso che, con la fusione tra Arcispedale e Ausl, ha avuto un’ulteriore spinta confermando che i risultati ottenuti sono frutto di un lavoro di squadra». Per Elisa Mazzini, che ha guidato il percorso di accreditamento ed è responsabile dell’ospedale di Guastalla «negli ultimi cinque anni siamo stati impegnati ad aumentare l’approccio multidisciplinare al paziente oncologico, sviluppare sistemi informativi, il servizio di supporto psicologico a pazienti e familiari e consolidando l’infrastruttura della ricerca la formazione».

Da ultimo il direttore scientifico Irccs, Massimo Costantini, ha sottolineato come la qualifica di Comprehensive cancer centre «certifichi quanto il nostro istituto sia cresciuto in questi anni e sviluppi la ricerca dai laboratori al letto del paziente, l’innovazione, la multidisciplinarietà, la produzione di linee guida e di percorsi diagnostico-terapeutici».

È stato ancora Massimo Costantini a richiamare i numeri del lavoro svolto dai 163 ricercatori dell’Irccs (rispetto ai 111 del 2012), sottolineando come «la ricerca sia portata avanti non solo sul versante oncologico».

Nel 2020 «sono 40 i progetti attivi e finanziati, 229 le pubblicazioni scientifiche oncologiche e 462 non oncologiche. L’Irccs è coinvolto in nove progetti europei e 13 progetti ministeriali, come promotore o partecipante, oltre a pubblicare il primo studio randomizzato italiano sul Covid». —

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