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A settembre vaccinare gli studenti a scuola

La proposta del sottosegretario alla Salute, Andrea Costa: ma serve l’autorizzazione a somministrare le dosi ai ragazzi

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La proposta arriva dal sottosegretario alla Salute, Andrea Costa. Arriva nel giorno in cui in Italia si registra il numero più basso di vittime da Covid-19 (72 decessi) dall’inizio dell’anno. Costa, dunque, propone di vaccinare gli studenti già da settembre, magari anche a scuola, a condizione che gli «enti autorizzatori» acconsentano. In parole povere, ragazzi e studenti si potrebbero vaccinare a scuola, già con la ripresa delle lezioni di settembre solo se Ema (Ente europeo del farmaco) e Aifa (Autorità italiana del farmaco) dicessero che i vaccini oggi in circolazione si possono somministrare anche ai giovanissimi.

Al momento questa possibilità non esiste, ma Pfizer in particolare sta spingendo in questa direzione. Basta pensare che l’azienda vorrebbe partire nel 2022 addirittura con la sperimentazione del vaccino anti-Covid sui neonatida sei mesi in avanti, fino ai ragazzini di 12 anni. Su questa proposta pendono ancora molti interrogativi, legati non solo alle forniture (alla disponibilità delle dosi). Il primo riguarda, appunto, l’autorizzazione a vaccinare i ragazzi contro il coronavirus. Il secondo riguarda la questione dell’obbligatorietà: è vero che si parla di minori, ma è anche vero che obbligare a un trattamento sanitario gli adolescenti potrebbe sollevare un problema di natura costituzionale.

Ci sono, comunque, ancora alcuni mesi per sciogliere questo dubbio. Nel frattempo, il governo dovrà rispondere ai medici che sollecitano la chiusura dei grandi centri vaccinali per riportare la vaccinazione sul territorio e recuperare risorse anche per altre funzioni. Ad esempio per abbattere le liste d’attesa. La richiesta arriva proprio da Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale dell’Ordine e dei medici: «Programmare, sin da ora la chiusura degli hub vaccinali (i grandi centri), liberando risorse umane ed economiche. E riportare la vaccinazione sul territorio, negli studi medici adeguatamente attrezzati, restituendo il personale, specialistico e infermieristico, alla cura delle patologie ordinarie: è questa la chiave per abbattere le liste d'attesa, come prevede il decreto legge Sostegni bis, in corso di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. E fermare così quella che definisce la “pandemia silenziosa”: l'insieme di tutte le altre malattie, che non sono Covid, ma delle quali il Covid ha ritardato diagnosi e cura. Patologie cardiovascolari, tumori, diabete, malattie psichiatriche, neurodegenerative. Patologie acute e croniche, non meno gravi del Covid, con esiti spesso mortali. Che non sono individuate in fase precoce oppure sono curate male, perché tutto il personale è dirottato sull'emergenza Covid».

Emergenza che, grazie alla vaccinazione, sembrerebbe sotto controllo. Oggi che l’Italia torna tutta in giallo i numeri del contagio lasciano bene sperare. La curva del contagio cala. Fra l’altro nessuna regione ha un incremento di nuove infezioni a quattro cifre per il terzo giorno consecutivo. La Lombardia risulta la regione più colpita: +711 casi con quasi 33 mila tamponi effettuati, il numero di test regionali più alto della giornata, con un tasso di positività del 2,2% che è uguale a quello nazionale. Seguono Campania e Lazio. Importante il fatto che cali anche la pressione sul sistema ospedaliero: diminuiscono le degenze. I posti letto occupati ieri nei reparti Covid ordinari erano 327 in meno rispetto al giorno precedente e quelli in terapia intensiva meno 20. —

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