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Reggio Emilia, in 300 al Giardino in memoria di Jessica: «Mai più donne vittime di femminicidio»

Inaugurata la porzione del parco Matteotti intitolata alla 17enne uccisa nel 1996 dal suo ex fidanzato. Commossi la mamma Giuliana e il fratello Fabiano: «Non c’è nulla in questa morte che ricordi amore»


24 maggio 2021 Leonardo Grilli


REGGIO EMILIA. Il 14 marzo del 1996, in via Buozzi, la 17enne Jessica Filianti veniva uccisa a coltellate dall’ex fidanzato, assassinata in mezzo alla strada. Oggi, a 25 anni di distanza e a pochi metri da quel luogo, il nome e la storia della ragazza vittima di violenza e desiderio di possesso sono ricordati nel “Giardino di Jessica”, un’area del parco Matteotti che è stata dedicata all’adolescente.

Una targa, una panchina rossa, dei volantini con un cuore, il suono di un’arpa e un melograno piantato in terra. Questa la scenografia dell’inaugurazione avvenuta ieri mattina. Ma a commuovere è stata la partecipazione immensa alla cerimonia: oltre trecento persone, arrivate da tutta la provincia in ricordo di una ragazza e di una storia che ha scosso e scuote ancora profondamente gli animi dei reggiani.



Consiglieri comunali e regionali, sindaci, istituzioni, rappresentanti della polizia di Stato e del mondo dello sport, amici e volontarie per i diritti delle donne. Tutti raccolti a mezzaluna attorno alla minuta ma gigantesca figura di Giuliana Reggio, la mamma di Jessica, e a suo figlio Fabiano, visibilmente emozionati al centro del giardino intitolato alla loro figlia e sorella.

Tanto che, questa volta, Giuliana non ce l’ha fatta. Lei, che in questi lunghi anni ha urlato, scritto e raccontato di Jessica, lei che si è impegnata anima e corpo nella lotta contro la violenza di genere, lei che non è mai fuggita dal dolore dei ricordi e dal luogo dove è stata assassinata la figlia, non è riuscita a parlare.



A farlo per lei, con poche parole strozzate dalla commozione sotto la mascherina, Fabiano: «Sono molto emozionato. Quello che posso dire è che un fatto del genere non deve accadere mai più. Bisogna essere presenti contro la violenza sulle donne in qualsiasi ambito, da quello sportivo alla vita di tutti i giorni. Ecco guardate, abbiamo un esempio lampante lì dietro – conclude indicando una mamma con un bambino fra la folla –, senza le donne non potremmo essere qui. Vanno rispettate sempre, in ogni occasione».

L’intitolazione dell’area verde a Jessica si deve a una proposta – poi sposata da tutta Sala del Tricolore – della consigliera comunale Cinzia Rubertelli (Alleanza civica), da sempre vicina a Giuliana e alle sue battaglie. E che anche ieri, durante i preparativi per l’inaugurazione, era impegnata per sistemare fiori e volantini.

La richiesta del consiglio comunale era poi passata all’analisi della Commissione toponomastica che, lo scorso 27 ottobre 2020, ha infine espresso parere favorevole proponendo di inserire nella denominazione del giardino la dicitura “vittima di femminicidio”. Così come a tutte le vittime della violenza degli uomini è dedicata la panchina rossa collocata sotto la targa.

Perché Jessica, è stato ricordato nelle parole di tutti, non è solo un’adolescente assassinata. È un simbolo, un monito, un grido che urla “mai più”.

A rammentarlo anche le parole scritte sotto al cuore rosso dei volantini distribuiti nel giardino e affissi da molti negozianti della zone, le stesse parole incise nella targa posta dal Comune tre anni fa proprio in via Buozzi, sul luogo del femminicidio: “Non c’è nulla in questa morte che ricordi amore. Perché non accada mai più che una donna paghi con la propria vita la decisione di chiudere un rapporto”.

A commuoversi lo stesso sindaco di Reggio Emilia, Luca Vecchi, che con gli occhi lucidi ha inaugurato ufficialmente il “Giardino di Jessica Filianti”: «Grazie a Giuliana, Fabiano e a tutta la comunità e la città che in questi 25 anni sono stati vicino a Jessica e alla sua memoria. Grazie alla consigliera Rubertelli e a tutto il consiglio che ha promosso questa iniziativa. Oggi c’è un carico di emozioni che rischia di togliere le parole».

Quanto accadde «quel giorno – conclude Vecchi – ci tolse Jessica in quel modo e scosso l’intera città. Ci tolse troppo preso la giovane vita di una ragazza e ci consegno l’eredità e la responsabilità di renderla parte integrante del nostro modo di essere cittadini di Reggio Emilia. Un impegno collettivo che la città ha sempre avuto, quello sul tema della violenza contro le donne e dei femminicidi, alzando il livello di attenzione e sensibilità e rendendo partecipi tutti di un problema che non può essere sottovalutato e rimosso. Grazie alla Casa delle donne e a tutte le donne che si sono impegnate per questo».

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