Al Cerreto in corso i test sulla seggiovia
Il gestore Giannarelli: «I collaudi non si sono mai fermati neppure durante il lockdown, ora quelli per la stagione estiva»
Adriano Arati
ventasso (RE). «Cosa sia accaduto sul Mottarone? È difficile da capire, soprattutto da lontano, i controlli sono costanti e molto rigidi, non è spiegabile».
La tragedia avvenuta domenica sulla sponda piemontese del lago Maggiore ha colpito l’intera Italia, e ha generato attenzione particolare fra gli addetti ai lavori, tra chi con gli impianti di risalita opera ogni giorno. Uno di questi esperti è Marco Giannarelli, gestore degli impianti di Cerreto Laghi, sede di una delle due seggiovie dell’Appennino reggiano. L’altra è a Febbio, divisa in due tronconi che conducono sino alla vetta del Cusna, mentre alla stazione sciistica del Ventasso è presente uno skilift.
Al Cerreto la struttura è usata in inverno per lo sci e in estate per portare verso il monte La Nuda gli escursionisti. E come ogni impianto simile, è sottoposta a continue verifiche.
«Noi siamo sotto collaudo in questi giorni, mercoledì faremo i test. Con il lockdown le attività di sicurezza non sono state sospese, avevamo fatto un collaudo a ottobre in vista della stagione invernale che poi non si è mai aperta e ora, in vista dell’estate, rifacciamo un nuovo collaudo», spiega Giannarelli.
L’incidente sul Mottarone anche per lui rimane complesso da decifrare: «Con tanti colleghi ci siamo sentiti, non si riesce a capire cosa possa essere accaduto, oggi i sistemi di sicurezza sono efficienti e molto avanzati, tutti gli impianti vengono testati e sono sollecitati in maniera talmente superiore alla normalità proprio per evitare rischi», spiega.
Anche perché l’attenzione è davvero elevatissima. «Per i collaudi c’è molta severità, giustamente. Si fermano gli impianti anche per una luce di emergenza spenta in una garitta», ricorda il gestore. Come funzionano le verifiche? «Ad anni alterni la Motorizzazione regionale manda un proprio ingegnere ad assistere alle operazioni, e poi ognuno nomina un proprio tecnico, che mette la firma sulle pratiche e si assume la responsabilità. C’è la massima attenzione, anche per noi gestori il collaudo è un momento molto particolare».
La funivia sul lago Maggiore è molto diversa dall’impianto del Cerreto, ma il principio non cambia. «I collaudi sono comunque uguali per tutti, si carica e si sovraccarica la struttura con pesi superiori a quelli che si possono portare in servizio – sottolinea il reggiano Giannarelli–. Poi si effettuano tante prove, di fermate e di partenze, e si fanno dei “ponticelli” con cui generare errori, così da testare tutti i sistemi di emergenza. Le prove, le più importanti sono quelle per verificare la capacità della “ferrovia” di fermarsi in caduta nel giro di pochi metri».
Tante precauzioni, ripetute costantemente, che rendono quasi misteriosa la dinamica della tragedia piemontese.
«I controlli ci sono sicuramente stati, altrimenti gli impianti non avrebbero potuto aprire – riflette Giannarelli –. Ogni cinque e dieci anni ci sono revisioni, per cambiare componenti e tecnologia. Noi per un intervento nella zona più elevata abbiamo tolto i pali con un elicottero, la ditta incaricata ha effettuato i controlli su ogni aspetto, su ogni saldatura, prima di rimontare. E poi si rifarà comunque il collaudo». —
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