Il nodo licenziamenti frena il via al decreto Sostegni bis
ROMA. Il decreto Sostegni bis approvato dal Consiglio dei ministri giovedì scorso non è ancora stato bollinato dalla Ragioneria dello Stato. Secondo quanto si apprende, la norma anti-licenziamenti voluta dal ministro del Lavoro Andrea Orlando e inserita fuori sacco nel provvedimento ha di fatto bloccato l’iter del provvedimento che doveva approdare in Gazzetta ufficiale ieri sera. Norma che prevedeva la proroga del blocco dei licenziamenti al 28 agosto ma che secondo alcune fonti giornalistiche ieri sera sarebbe stata cassata, con la conferma dunque del blocco fino solo al 30 giugno.
In attesa di annunci ufficiali resta alta la tensione intorno all’Esecutivo. La misura che ha diviso la maggioranza, contestata da Confindustria nel weekend e considerata per alcuni aspetti insufficiente dai sindacati, prevederebbe la proroga del blocco dei licenziamenti fino al 28 agosto per le imprese che chiedono la cassa integrazione Covid entro fine giugno. Inoltre dal primo luglio le aziende che utilizzano la cassa ordinaria non dovrebbero pagare le addizionali e non potrebbero licenziare mentre utilizzano la cassa integrazione. La norma non era presente nelle bozze del decreto circolate e, secondo fonti di governo, non era stata inserita nel testo ufficiale in ingresso in Consiglio dei ministri.
Per tutta la giornata di ieri si è cercata una mediazione, con un confronto tra la presidenza del Consiglio e il ministro Orlando per modificare la misura. Secondo quanto veniva spiegato da fonti della maggioranza, se le modifiche dovessero essere sostanziali potrebbe essere necessario un nuovo passaggio in Consiglio dei ministri. Anche per questo, forse, ieri a tarda sera la scelta sarebbe stata dirottata sul no alla proroga.
Entro oggi comunque, una volta prese e ufficializzate le decisioni definitive, bisognerà inviare il testo alla presidenza della Repubblica per la firma e l’immediata pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale.
In una nota, i presidenti Marco Bonometti (Confindustria Lombardia), Enrico Carraro (Confindustria Veneto) , Pietro Ferrari (Confindustria Emilia Romagna) e Marco Gay (Confindustria Piemonte) avevano espresso contrarietà alla proroga del blocco dei licenziamenti proposta chiedendo l’intervento del presidente Mario Draghi. Secondo la Confindustria del Nord, la norma «oltre a non essere in alcun modo condivisa con le parti sociali – diversamente da quanto confermato dal Parlamento in sede di conversione del decreto Sostegni 1 – non fa che prolungare ulteriormente l’incertezza delle imprese in un momento in cui invece servirebbe grande chiarezza».
Per la Cgil la posizione degli industriali è «inaccettabile». I segretari generali Alessandro Pagano (Cgil Lombardia) , Pier Massimo Pozzi (Cgil Piemonte) , Christian Ferrari (Cgil Veneto) e Luigi Giove (Cgil Emilia Romagna) replicano ai presidenti di Confindustria delle regioni del nord, sottolineando che «l’unica cosa di cui non c’è bisogno in questo momento nel nostro paese è lo sblocco dei licenziamenti» e chiedendo la proroga «fino almeno ad ottobre». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google