L’Ausl spedisce 1.500 lettere di richiamo al personale sanitario non vaccinato
Natalini, direttrice sanitaria: «Vogliamo chiarimenti». Senza giustificazione si rischia il provvedimento disciplinare
Ambra Prati
REGGIO EMILIA. Partiranno in settimana, per arrivare a domicilio via posta, a casa degli operatori sanitari residenti a Reggio Emilia i richiami per i 1.500 camici bianchi o verdi che ad oggi risultano non essere ancora vaccinati. Si tratta del primo step del percorso – che si preannuncia lungo e non senza ostacoli – per “stanare” i medici e tutti i lavoratori della sanità a contatto con il pubblico refrattari all’iniezione. «Non li definirei richiami, bensì una richiesta di informazioni – ha precisato Nicoletta Natalini, direttrice sanitaria Ausl-Irccs Reggio Emilia – Di fatto chiediamo al singolo di spiegare e motivare il proprio stato vaccinale, come previsto dalla circolare regionale».
la norma
A monte c’è il decreto legge 44 del primo aprile 2021 che prevede l’obbligo vaccinale per tutto il personale sanitario, oltre a tre categorie che, pur non essendo iscritti agli albi sanitari, sono considerati tali: i massofisioterapisti (la manipolazione manuale per curare diverse patologie muscolo-scheletriche quali contratture, stiramenti, strappi muscolari, distorsioni, ernia del disco, scoliosi), gli assistenti alla poltrona (ad esempio negli studi dentistici) e gli oss (operatori socio sanitari, compresi coloro che lavorano nelle case per anziani). Il decreto prescrive quali sono le modalità per spingere i sanitari che non si sono ancora vaccinati a provvedere, seguendo un iter che se non verrà completato costringerà i datori di lavoro a prendere provvedimenti. «Noi come Ausl abbiamo un duplice ruolo: come referenti della sanità provinciale dobbiamo agire nei confronti di tutti gli operatori sanitari residenti a Reggio, indipendentemente dal luogo di lavoro; in più, essendo noi datori di lavoro, agiremo nei confronti dei nostri dipendenti. È un iter piuttosto complesso e impegnativo, che comporta uno sforzo organizzativo».
la lista
La Regione ha inviato a tutte le Ausl un elenco di operatori sanitari residenti che risultano non vaccinati: l’elenco iniziale indicava 2.500 persone. «Noi abbiamo effettuato una prima scrematura, riducendo il numero a 1.500, ma prevediamo una ulteriore scrematura – ha proseguito Natalini – I motivi validi per la mancata vaccinazione potrebbero essere i più svariati: chi ha avuto il Covid da meno di tre mesi, chi è affetto da patologie che lo esonerano, i liberi professionisti rimasti iscritti all’albo ma che non esercitano più perché nel frattempo sono andati in pensione, donne in gravidanza o chiunque si sia vaccinato in una data successiva alla lista fotografata da palazzo Aldo Moro». La scorsa settimana si è svolta una riunione al vertice dell’Ausl per reperire tutti gli indirizzi. «Non ci sono stati forniti, abbiamo dovuto trovarli. Né sappiamo dove lavorino effettivamente i sanitari residenti a Reggio: potrebbe essere l’Asp di Parma, il Policlinico di Modena o una struttura di Lecce».
Poi ci si è posti il problema della modalità dei richiami: via Pec o via posta? La scelta è caduta sulla «raccomandata con avviso di ritorno, perché il decreto prevede che il destinatario abbia cinque giorni di tempo per rispondere, quindi dobbiamo avere contezza di quando sono stati consegnati i documenti».
LA RICERCA
Conclusa l’opera certosina della ricerca degli indirizzi un postalizzatore automatico provvederà, entro questa settimana, a inviare gli avvisi. «Si tratterà di una lettera, con allegata la modulistica e la circolare regionale, nella quale chiediamo all’interessato di indicare la sua posizione: se nel frattempo ha ricevuto il vaccino o se ha patologie che lo sconsigliano». Se un sanitario non potrà addurre alcuna valida giustificazione e la sua “obiezione di coscienza” sarà da imputare ad una convinzione personale la legge ventila il licenziamento. «Intanto il decreto prevede che, in ogni caso, l’Ausl debba invitare il soggetto a vaccinarsi fissando un appuntamento: una possibilità ulteriore. Se l’interessato persiste dobbiamo comunicare al datore di lavoro, chiunque esso sia, che si tratta di un operatore sanitario non vaccinato. A quel punto il decreto prevede varie possibilità, come quella di spostare il non vaccinato da qualsiasi attività a contatto con il pubblico. Se non esistono posti vacanti nell’amministrazione e non è possibile la collocazione alternativa si può prevedere il licenziamento, in teoria. In realtà nessuno ha interesse a licenziare i sanitari, noi per primi visto che siamo alla perenne ricerca di personale: cercheremo di fare leva soprattutto sull’opera di convincimento. Lo scopo non è punitivo ma di tutela».
Per ora non resta che attendere le motivazioni dei 1.500 destinatari, che saranno raccolte «si presume verso la metà di giugno, ci vorrà tempo per acquisire queste informazioni e completare la procedura. Inoltre un grosso limite del decreto è che queste disposizioni rimarranno valide fino al 31 dicembre 2021: dopo tale data il decreto potrebbe essere rinnovato, modificato o sospeso. Il 2022 è un enigma». Insomma ai sanitari che non vogliono vaccinarsi basterà prendere tempo. —
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