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Litiga con la moglie ed evade Il giudice gli ridà i domiciliari

Leonardo Grilli
Litiga con la moglie ed evade Il giudice gli ridà i domiciliari

Il 39enne Mohamed Miladi è stato fermato dai carabinieri con una valigia in mano Secondo la sua versione era uscito perché cacciato di casa dalla convivente

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Leonardo Grilli

reggio emilia. Una moglie esasperata dalla convivenza forzata con il marito, l’ennesima litigata e la donna che, alla fine, lo caccia di casa con tanto di valigia.

Un episodio come ne capitano tanti all’interno di matrimoni turbolenti se non fosse che l’uomo in questione, da quella casa, non poteva uscire essendo sottoposto alla misura degli arresti domiciliari.

Parliamo del 39enne tunisino Mohamed Miladi, già noto per essere stato protagonista di un pericoloso inseguimento al cardiopalma per le strade reggiane, pizzicato domenica mattina dai carabinieri dopo una notte passata fuori casa.

A causa della moglie che lo avrebbe appunto cacciato, almeno secondo la versione rilasciata ieri in tribunale dallo stesso Miladi, difeso dall’avvocato Federico De Belvis.

Ma andiamo con ordine e partiamo dal 27 marzo di quest’anno.

Sono le 14.50 quando il 39enne, alla guida di una Mercedes, all’incrocio fra via Gorizia e via Volta forza un posto di blocco della polizia scappando in direzione di Cavriago. Sulle sue tracce si mobilitano tutte le forze dell’ordine reggiane quando poco dopo, in via Teggi, una gazzella dell’Arma riesce a posizionarsi in corsa di fianco all’auto di Miladi, intimandogli l’alt. Ma, invece di fermarsi, il tunisino accelera – raggiungendo picchi di 160/180 chilometri orari – attraversando i quartieri Foscato, Quaresimo, Codemondo e Pieve e lanciando dal finestrino un involucro contenente della cocaina. La fuga prosegue per una ventina di minuti ma alla fine, dopo una serie di manovre pericolosissime tentate dal 39enne e dopo un incidente con un’incolpevole 25enne a bordo di una Polo, Miladi viene bloccato a fatica dai carabinieri e arrestato.

Quindi, il 28 aprile, la condanna con rito abbreviato a tre anni e quattro mesi di reclusione da scontare ai domiciliari. Abitazione che evidentemente stava stretta al 39enne – e forse anche a sua moglie – visto che domenica, quando i carabinieri sono andati a controllare che fosse effettivamente a casa, non lo hanno trovato. La prima ispezione dell’Arma è avvenuta alle 3.15 del mattino, seguita da altri due controlli alle 5.15 e alle 7.55, tutti senza esito. Durante l’ultima visita però i militari hanno scoperto che Miladi era rientrato alle 7.30 e che, ritenendo la moglie responsabile di quegli accertamenti, prima di allontanarsi definitivamente con la valigia ed essere pizzicato dai carabinieri a mattinata inoltrata in via Teggi, fermo alla fermata del bus.

Diversa invece la versione rilasciata ieri in aula dal 39enne che, davanti al giudice Chiara Alberti e al pm Giacomo Forte, si è scusato per le sue azioni spiegando di essersi allontanato di poco da casa e solo perché cacciato dalla moglie che «non mi sopportava più». Se così fosse, chissà quanto sarà contenta ora la donna: il giudice ha accolto la richiesta dell’avvocato De Belvis di rimettere l’uomo ai domiciliari in attesa del processo. —

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