«Altro che sblocco Stop ai licenziamenti fino al 31 ottobre»
Sesena, segretario della Cgil, contro la decisione del governo «Facciamo valere il patto del lavoro sottoscritto in Regione»
REGGIO EMILIA. Se si sbloccano i licenziamenti dal primo luglio si rischia lo scoppio di una «bomba sociale».
Per questo la Cgil insorge dopo l’annunciato sblocco che permetterà alle aziende di tornare a licenziare dopo il lungo congelamento che era stato istituito per l’emergenza Covid.
Anche da Reggio Emilia parte l’offensiva contro la decisione del governo, lanciata da Cristian Sesena, segretario della Camera del Lavoro locale, sindacato che dice no alla conclusione del blocco dei licenziamenti e che anzi vorrebbe essere prorogato almeno fino al prossimo 31 ottobre. Secondo cui il quadro «allarmante» delle ore di integrazione salariale autorizzate in provincia da gennaio ad aprile, 6,8 milioni, «dovrebbe portare tutte le parti sociali ad assumere un atteggiamento di forte responsabilità». Invece, «registriamo le inaccettabili posizioni della Confindustria che pare avere come unica priorità quella di licenziare».
Per Sesena serve dunque più tempo per «costruire una riforma complessiva degli ammortizzatori sociali che possa dare risposte a tutte le tipologie di lavoro, sostenendo il reddito dei lavoratori in difficoltà e aiutando quelli che perderanno il posto a rioccuparsi in tempi rapidi». Il segretario ricorda inoltre che «tutte le associazioni datoriali (Confindustria inclusa) in Emilia-Romagna hanno sottoscritto un patto per il lavoro e per il clima in cui si condivide l’obbiettivo: esuberi zero. Certe dichiarazioni non sono pertanto né comprensibili né accettabili».
Per «evitare l’esplosione di una vera e propria bomba sociale», sottolinea quindi il segretario della Cgil reggiana, «riteniamo prioritario dare concreta applicazione a questo accordo anche su scala provinciale». Insomma, conclude Sesena, «senza tutela del lavoro non può esserci ripresa e rilancio economico. non si cambia il paese contro gli interessi di chi lavora». —
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