«Dall’1 luglio riaprono le piscine ma occorre aiutare i gestori»
La consigliera regionale Bondavalli sugli impianti natatori al chiuso «Inspiegabile come siano trattati diversamente dalle palestre»
L’INTERVISTA
Le piscine al coperto potranno riprendere la propria attività a partire dal primo luglio. È arrivata dal Governo, con il decreto legge firmato lunedì 17 maggio, la risposta tanto attesa dai gestori degli impianti natatori al chiuso, in forte difficoltà a causa dei diversi mesi di chiusura a cui sono stati costretti dagli effetti della pandemia. Una data che era stata richiesta e sollecitata anche in Regione dalla vicepresidente della Commissione Sport, la consigliera regionale Stefania Bondavalli del gruppo “Bonaccini Presidente”, mediante una risoluzione sul tema presentata i giorni scorsi, ma che non soddisfa appieno le aspettative.
Consigliera Bondavalli, qual è la sua opinione sulla decisione del Governo di far ripartire il primo luglio le piscine al chiuso?
«Una risposta dal Governo è arrivata, ma, pur davanti a una data precisa, credo che alcune criticità si possano esprimere. Innanzitutto da oggi al primo luglio mancano ancora 45 giorni, un lasso di tempo non breve che prolungherà le difficoltà dei gestori, già messi a dura prova da lunghi mesi di inattività. In pieno periodo estivo, inoltre, è da prevedere che l’affluenza negli impianti coperti non sarà di certo particolarmente significativa. Dunque la riapertura, così come è stata programmata, non può essere ritenuta del tutto soddisfacente”.
Quali sono secondo lei le ragioni di questa scelta?
«Le piscine all’aperto hanno potuto riaprire il 15 maggio, il 24 è toccato alle palestre. Non è semplice comprendere le motivazioni che hanno portato a questa scelta sulle piscine al chiuso. Molto spesso, infatti, sono parte di uno stesso impianto insieme alle palestre, la cui apertura è avvenuta molto prima. E poi nelle piscine c’è il cloro, elemento che facilita la rapida eliminazione del virus, qualora risulti presente».
Qual è la soluzione per aiutare i gestori in questa partita?
«Se questo è il contesto, la soluzione non può che essere rappresentata da nuovi e significativi ristori per i gestori di questi impianti, che anche nei prossimi mesi saranno sicuramente chiamati ad affrontare difficoltà di carattere economico. L’auspicio è che possano giungere contributi consistenti. Un altro aspetto decisivo è poi quello dei protocolli, che è auspicabile abbiano un’applicazione sostenibile, come affermato nella risoluzione che ho presentato. Da ultimo, ritengo vada previsto un intervento sulle concessioni a lungo tempo in termini di gestione degli impianti, per sostenere coloro che ne sono titolari».
La Regione come si è impegnata su questo fronte?
«Ha provato a fare la propria parte mettendo a disposizione 1,5 milioni di euro a sostegno delle gestioni di impianti natatori di proprietà pubblica. Un intervento che non ha certo risolto la totalità dei problemi, ma che ha potuto fornire un po’ di sostegno ai gestori insieme a un concreto segnale di attenzione nei riguardi del comparto. Con loro la Regione ha mantenuto un rapporto diretto di ascolto e confronto, pur nella consapevolezza che le decisioni in materia competono al livello nazionale. Ciò che è necessario evitare, a tutti i costi, è la cessazione di attività delle società che gestiscono gli impianti. Si tratterebbe infatti di un indebolimento del comparto che andrebbe a causare conseguenze importanti, oltre che sul piano occupazionale, in termini anche di contributo al benessere delle persone e di diffusione di cultura sportiva». —
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