La Germania premia il cacciatore di nazisti
De Paolis ha fatto condannare all’ergastolo 60 criminali: «Si è impegnato per la giustizia ma senza risentimento»
ROMA. Il procuratore generale militare Marco De Paolis è stato insignito dell’ordine al merito della Repubblica federale tedesca in una cerimonia svoltasi nella sede dell’Ambasciata Tedesca a Roma. Un omaggio alla sua voglia di verità che andò oltre la difficoltà di compiere indagini difficilissime a tanti anni dalle stragi, quella di Monte Sole, quella di Sant’Anna di Stazzema e di tante altre.
«Sono molto felice e grato per un'onorificenza che non avrei mai pensato di ricevere nella mia vita - ha detto De Paolis, premiato dal presidente della Repubblica Federale di Germania Franz Walter Steinmeier - Ho sempre pensato di fare delle piccole cose che il mio lavoro mi imponeva di fare. Sono onorato, soprattutto come cittadino italiano e come magistrato militare: dedicando 20 anni a queste inchieste ho visitato oltre 50 città tedesche, svolto decine di rogatorie. E mi sono chiesto con che faccia rappresentavo un'istituzione che per 50 anni non aveva svolto la sua funzione». Un riferimento implicito all'insabbiamento dei fascicoli sulle stragi tedesche rinvenuti nell'Armadio della vergogna e al successivo ritardo con cui sono state avviate le indagini. «La magistratura militare ha la necessità di recuperare un onore perduto e spero che questo sia un momento di svolta per la nostra istituzione».
Dopo la scoperta del cosiddetto Armadio della Vergogna le procure militari ricevettero i fascicoli rimasti inaccessibili alla giustizia, ma alcune si rassegnarono al tanto tempo trascorso e scelsero la via di archiviazioni frettolose e non approfondite: non la Procura Militare della Spezia, a cui nel 2002 arrivò De Paolis, che mise insieme un pool di indagine, dimostrando che anche una giustizia tardiva potesse essere meglio di una giustizia negata, di un oblio di Stato su decine e decine di fascicoli che contenevano le notizie di reato su migliaia di vittime civili, cadute in un disegno di guerra contro le popolazioni civili che non poteva rimanere impunito. Tra il 2003 e il 2005 il processo per la strage di Sant’Anna di Stazzema ha portato alla condanna di 10 SS tedesche che nel paesino versiliese avevano ruoli preminenti di comando nell’uccisione di oltre 500 civili inermi, donne, anziani, bambini, quasi 130 quelli sotto i 16 anni. In una pubblicazione curata assieme al professor Paolo Pezzino il Procuratore De Paolis parla di una “Difficile Giustizia”: ragion di Stato, protezione dei criminali di guerra italiani, culture militari poco sensibili al tema della difesa dei civili in guerra, e attente a proteggere in ogni caso l’immunità dei combattenti in divisa che impedirono una giustizia piena.
Dopo i primi processi del dopoguerra vi fu la stagione dell’occultamento. I fascicoli rimasero per anni in una stanza di Palazzo Cesi, a Roma, sede della Procura generale militare. Centinaia di fascicoli giudiziari sui crimini di guerra commessi sulla popolazione italiana tra il 1943 e il 1945, illegalmente archiviati e conservati. Dopo il 1994 i fascicoli con 50 anni di ritardo arrivarono finalmente alle procure militari: non ci fu ovunque, la stessa solerzia nell’istruire processi che sembravano impossibili. Tra il 2003 e 2008 il Procuratore De Paolis contribuì a celebrare 11 processi con 60 condanne all’ergastolo tra cui quelli per le stragi di San Cesario sul Panaro, la Certosa di Farneta, Falzano di Cortona, Civitella, Monte Sole, San Polo, San Terenzo Vinca, Padule di Fucecchio, Stia Vallucciole, Monte Sole. E Sant’Anna di Stazzema. I processi restituirono voce a comunità coperte dall’oblio. Stragi che oggi hanno un colpevole per l’ostinazione e per quell’amore di verità di De Paolis, a cui la Germania ha voluto rendere omaggio. I tribunali tedeschi non hanno fatto mai piena giustizia e nessuno dei condannati scontò mai la pena. «Qualcuno potrebbe chiedersi: ma come, la Germania premia il magistrato che condannò i militari tedeschi? Sì - ha detto l’ambasciatore tedesco Viktor Elbling - perchè dietro a questo evento c'è un uomo che si impegna per la giustizia da tanti anni, senza confonderla con il risentimento e la vendetta». —
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