«Identificati i tre uomini con le pale dietro la casa»
Sono lo zio e i due cugini. Il tenente colonnello Bove: «Proseguono le ricerche Sono stati ispezionati pozzi e canali, l’area è stata sorvolata dai droni»
novellara. È stato il tenente colonnello Stefano Bove, comandante della Compagnia carabinieri di Reggio Emilia, a fare il punto della situazione, ieri mattina, sull’andamento delle indagini per la sparizione di Samar Abbas, la 18enne pakistana scomparsa dopo essersi ribellata a un matrimonio forzato con un cugino in Pakistan.
Qualcosa a cui gli stessi genitori – il padre 43enne Shabbar Abbas e la madre 46enne – la volevano costringere. Avevano già fissato la data delle nozze, il 22 dicembre, e acquistato il biglietto aereo che avrebbe riportato Saman in patria il 17 novembre scorso, in prossimità del compimento della maggiore età.
Ma la ragazza aveva avuto il coraggio di rivolgersi e chiedere aiuto ai servizi sociali del Comune, riferendo quanto avevano progettato per lei genitori. E li aveva fatti denunciare. Non questo, ma le mancate nozze, sarebbero state vissute come un affronto all’autorità paterna, segnando con il disonore l’intera famiglia. Nel registro degli indagati per un’ipotesi di reato ben più grave di quella della costrizioni o induzione al matrimonio ora non ci sono solo i due coniugi, ma anche lo zio, fratello del padre di Saman, anche lui alle dipendenze dei Bartoli. A loro, è la novità delle ultime ore, si sono aggiunti anche i due cugini.
Sono loro, assieme allo zio di Saman, la sera del 29 aprile, a venire ripresi dalle telecamere di videosorveglianza mentre, con due pale, un secchio con un sacco azzurro, un piede di porco e un altro attrezzo si dirigono verso il capannone adiacente alla casa dove vivevano gli Abbas, lavoratori della proprietà dei Bartoli. L’identificazione certa dei volti è cosa recente.
«La novità oggi è che anche i due cugini della ragazza, oltre ai genitori e allo zio, sono ora indagati – ha dichiarato Bove davanti all’azienda agricola “Le Valli” –. I due giovani sono stati riconosciuti nelle immagini delle telecamere che, la sera precedente l’ultimo avvistamento della giovane, li ha ripresi uscire con lo zio, con attrezzi da lavoro, utilizzati verosimilmente per preparare la buca, mentre si dirigevano sul retro del capannone della ditta. Hanno collaborato al disegno criminoso, all’occultamento del cadavere».
Nella mattinata di ieri sono riprese le ricerche, senza l’ausilio dei cani molecolari, impiegati fino a venerdì. Lo stesso tenente colonnello Luigi Regni, comandante della Compagnia di Guastalla, ha coordinato le operazioni.
«Le ricerche di Saman Abbas proseguono – ha aggiunto Bove – oggi con maggior grado di intensità dietro al capannone dell’azienda agricola con riguardo ad alcuni pozzi, canali e serre che si trovano in quell’area. Tutta la zona circostante è stata ispezionata anche con l’impiego di droni per identificare eventuali difformità del terreno».
Una superficie vasta che circonda l’area dell’azienda agricola, i cui terreni sono ricoperti per centinaia di metri quadrati da serre per la coltivazione soprattutto di angurie, e prosegue oltre, nei terreni circostanti, in cui insistono anche diverse porcilaie e allevamenti. Sequestrati, per ora, due immobili: la casa degli Abbas e, il 14 maggio scorso, il casolare dove vivevano i cugini, a poche centinaia di metri di distanza, in territorio di Campagnola. —
Miriam Figliuolo
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