«Per i vaccini agli under 16 priorità ai 1.500 più fragili»
Volta: «Siamo orientati a somministrare Pfizer ai bimbi con patologie croniche» Sono complessivamente 70mila i minorenni sotto i 15 anni residenti in provincia
Leonardo Grilli
reggio emilia. Da giovedì 3 giugno sarà possibile somministrare vaccini a tutta la popolazione, senza più dover rispettare il criterio delle fasce di età. E se arriverà il via libera dell’Aifa – l’Ema ha già dato parere positivo – dalla stessa data potranno essere vaccinati anche gli adolescenti tra i 12 e i 15 anni utilizzando le dosi di Pfizer-BioNTech.
L’ok dell’ente regolatore italiano, tuttavia, non significherà automaticamente un’apertura della campagna vaccinale agli under 16. A chiarirlo è Alessandro Volta, pediatra e direttore del Programma materno infantile dell’Ausl di Reggio Emilia: «Non si è deciso ancora come operare, stiamo aspettando Aifa e quindi il pronunciamento della Regione, i passaggi sono questi. Dovremo avere delle indicazioni in modo che ci sia un’operatività uniforme, Reggio non può fare diversamente rispetto a Modena o Parma».
Da un punto di vista operativo, comunque, «sopra ai 12 anni non serve necessariamente un pediatra – chiarisce Volta – che invece occorrerebbe sotto ai 10 anni. La fascia 12-15 può essere vaccinata tranquillamente dagli altri operatori, in Fiera e negli hub. Da quello che è stato pubblicato Pfizer ha una buona efficacia anche in quelle età e ce lo aspettavamo, i bambini e i ragazzi sono più immuno-reattivi degli anziani, che hanno una risposta più debole».
Sulla sicurezza del vaccino invece, elemento che preoccupa non pochi genitori, Volta chiarisce: «Il periodo di sperimentazione è stato di poche settimane e non abbiamo dati su eventuali effetti collaterali a distanza di tempo. La stessa Ema spiega che si devono valutare il rapporti rischi benefici, com’era successo anche per le donne in stato di gravidanza: il rischio di morte per un anziano con il Covid è alto, per un bambino è quasi nullo».
Per questo, prosegue il medico, «noi saremmo orientati a somministrare Pfizer ai bambini con patologie croniche, in quanto soggetti a rischio. Parliamo di circa 1.500 pazienti nella fascia fra i 12 e i 15 anni su un totale di 70mila minorenni sotto i 15 anni residenti in provincia. A questi se ne aggiungono circa 150 con patologie serie, di cui abbiamo già vaccinato i genitori e i caregiver». Cosa fare, invece, con gli altri under 16? Il faro, spiega Volta, deve essere la razionalità e il ragionamento: «Si dovrà fare una valutazione, ora è troppo presto per parlarne. Vediamo cosa emerge dalle indicazioni nazionali, dalla Regioni e dagli esperti. Si dovrà vedere come procede la pandemia, se si azzerano i morti e sono protetti tutti gli ultra 70enni è uno scenario, se il virus persiste è un altro conto. Il Covid ci ha abituato ad accettare l’incertezza e a essere flessibili, a prendere decisioni e smentirle, non ci sono certezze a priori. In Inghilterra ad esempio ci sono articoli autorevoli che sono critici sull’opportunità di somministrare il vaccino a bambini piccoli sani, c’è molta cautela».
Insomma, il nodo da sciogliere in sintesi è questo: bambini e adolescenti sono pericolosi principalmente perché potenziali diffusori asintomatici del virus verso categorie più fragili. Ma se gli over 70 e i vulnerabili sono già quasi tutti vaccinati, vale la pena allargare la campagna ai minorenni sani? In ogni caso, conclude Volta, «i genitori stiano tranquilli. Per adesso bisogna aspettare senza tempestare di telefonate i pediatri, quando ci saranno novità operative verrà prontamente comunicato». —
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