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l’impresa dell’equipe del santa maria nuova 

Reggio allarga l’orizzonte della chirurgia vascolare

Reggio allarga l’orizzonte della chirurgia vascolare

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REGGIO EMILIA. I risultati ottenuti all’interno di un gruppo di lavoro internazionale dall’equipe di Chirurgia vascolare diretta dal dottor Nicola Tusini, grazie all’innovazione tecnologica della sala ibrida del Core e all’utilizzo dell’Ivus (intravascular ultrasound), sono stati oggetto di una pubblicazione sulla rivista più importante e indicizzata della specialità, il “Journal Vascular Surgery”.

«La dissezione aortica di tipo B – spiega il dottor Antonio Fontana della struttura complessa di Chirurgia vascolare – è una grave patologia aortica per la quale è spesso necessario ricorrere a un intervento in fase acuta a livello dell’aorta toracica e addominale. Da anni ormai il trattamento chirurgico si avvale delle tecniche mininvasive endovascolari, con il posizionamento di endoprotesi più o meno complesse per consentire al sangue di irrorare i visceri e gli arti inferiori. Ma un trattamento risolutivo per questa subdola patologia, che colpisce frequentemente i giovani-adulti, non è stato ancora messo a punto, e sovente la malattia, anche dopo il trattamento iniziale, assume un aspetto cronico ed evolutivo che costringe a ulteriori e rischiosi interventi chirurgici per correggere le complicanze croniche».

Per cercare di superare questi limiti delle tecniche oggi a disposizione, l’equipe di Chirurgia vascolare dell’ospedale Santa Maria Nuova, già sotto la direzione del dottor Enrico Vecchiati e successivamente del dottor Tusini, ha eseguito in dodici pazienti un trattamento della dissezione aortica mediante l’impianto di una endoprotesi toracica associata all’applicazione di un apposito stent scoperto nell’aorta addominale (una specie di rete metallica). Il trattamento, che vede un fondamentale coinvolgimento dell’anestesista e del cardiologo, è stato effettuato anche grazie all’impiego della sala ibrida del Santa Maria Nuova, dove le immagini tac, precedentemente acquisite, possono essere sfruttate per guidare e rendere più agevole e preciso il rilascio delle protesi, operazione che a tutti gli effetti si realizza come una navigazione virtuale all’interno del paziente. Questo tipo di tecnica ha dimostrato di essere in grado di ridurre l’evoluzione aneurismatica dell’aorta trattata e di favorire un rimodellamento positivo dell’aorta viscerale. —

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