Rocco Scarfone torna in carcere per il pestaggio di Fogliano
È stato condannato in via definitiva assieme al figlio Pasquale Alessandro Il malavitoso ha minacciato e diffamato il maresciallo Marano che lo arrestò
casalgrande. Ro cco Scarfone, 61 anni, con residenza e affari illeciti a Castellarano, e il figlio Pasquale Alessandro, 24 anni, che vive a Reggio Emilia, tornano in carcere. E questa volta per una condanna definitiva a 2 anni e 8 mesi e a 2 anni, per l’aggressione a scopo di rapina a un ragazzo 23enne di Scandiano, avvenuta in un distributore di Fogliano nel 2016.
Si trattò di un episodio di una violenza inaudita. Padre e figlio, con una scusa, convocarono il giovane che aveva ricevuto in prestito dagli Scarfone 700 euro, diventati ben presto mille con gli interessi. Il ragazzo, probabilmente per paura, andò all’incontro e venne pestato a sangue. Le indagini a suo tempo condotte dai carabinieri consentirono di accertare le loro responsabilità per i reati di rapina e lesioni, i cui esiti vennero quindi posti all’attenzione della magistratura reggiana. Al termine del lungo iter giudiziario, la Corte d’appello di Bologna ha quindi emesso nei loro confronti la sentenza di condanna, che ha trasmesso per l’esecuzione ai carabinieri del comune ceramico. Padre e figlio, volti già ampiamente conosciuti alle forze dell’ordine, sono stati arrestati venerdì e trasferiti nel carcere circondariale di Reggio Emilia.
Rocco Scarfone, calabrese di Rosarno, uno dei fratelli con una lunga scia di attività delinquenziali tra l’Emilia e la Calabria, non più tardi di due giorni fa è comparso in udienza in tribunale a Reggio per rispondere di diffamazione e minacce aggravate ai danni del comandante della stazione dei carabinieri di Casalgrande, il maresciallo capo Vincenzo Marano, il cui avvocato Mattia Fontanesi ha curato la costituzione di parte civile.
Fu Marano, assieme ai suoi uomini, a catturare Scarafone per l’agguato di Fogliano. E pochi giorni dopo l’arresto, avvenuto il 6 dicembre, i carabinieri si recarono nel carcere della Pulce per restituire alcuni effetti personali all’uomo, che minacciò e ingiuriò il maresciallo (assente in quell’occasione) accusandolo di essere un «corrotto» e di essere stato «sul libro paga di mio fratello Dominique (detto Mimmo, il vero boss della famiglia Scarfone, ndr)». Non solo: Scarfone annunciò anche che una volta uscito dal carcere avrebbe «tagliato la testa» al comandante, «scippandogli» il cuore dal petto e mangiandolo. –
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