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Arrestato uno dei cugini di Saman È stato bloccato a Nimes, in Francia

Miriam Figliuolo
Arrestato uno dei cugini di Saman È stato bloccato a Nimes, in Francia

Ikram Ijaz era a bordo di un Flexibus diretto a Barcellona. Su di lui era stato spiccato un mandato di cattura internazionale

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Miriam Figliuolo

NOVELLARA. C’è un arresto, il primo dopo un mese di ricerche, tutt’ora in corso, di Saman Abbas. È quello di Ikram Ijaz, uno dei due cugini indagati con lo zio e i genitori della ragazza per omicidio premeditato in concorso e occultamento di cadavere. La polizia francese lo ha fermato a Nimes, in Francia, mentre a bordo di un Flexibus cercava di raggiungere la Spagna, dove vivono alcuni parenti.

È questa la svolta delle ultime ore per le indagini sulla scomparsa della giovane 18enne pakistana. L’arresto è avvenuto sabato grazie alla collaborazione internazionale tra le forze dell’ordine italiane e francesi e al mandato europeo di arresto (Mae) che pendeva sul suo capo.

Ijaz è uno dei due cugini entrati di recente nel registro degli indagati assieme allo zio e ai genitori di Saman.

Intanto proseguono le ricerche sul territorio, non solo novellarese, nei pressi dell’azienda agricola “Le Valli”, dove vivevano gli Abbas. In particolare sono state puntualmente ispezionate, anche ieri, serre e campi. Inoltre, con l’ausilio dei vigili del fuoco del comando provinciale di Reggio Emilia, arrivati con una squadra dal distaccamento di Guastalla, ieri sono stati scandagliati altri canali svuotati grazie alla collaborazione della bonifica.

Dalle indagini era emerso qualche giorno fa che Ikram Ijaz si trovava in Francia e, con la collaborazione del Servizio di cooperazione internazionale della Direzione centrale della polizia criminale del ministero dell’Interno, è stato fatto individuare e bloccare dalla polizia francese.

L’uomo era a bordo di un Flexibus – autobus della società tedesca che effettua servizi di trasporto a basso costo in tutta Europa – partito da Parigi e diretto a Barcellona.

Cercava, presumibilmente, di raggiungere alcuni parenti in Spagna.

Ijaz non era in regola con i documenti ed è stato trattenuto in un centro di identificazione.

Le operazioni di estradizione saranno avviate oggi, ma ieri non si escludeva una trasferta degli inquirenti reggiani in Francia per sentire immediatamente l’arrestato.

Le indagini, condotte dal nucleo investigativo dei carabinieri di Reggio Emilia e dalla compagnia di Guastalla hanno permesso – attraverso l’esame delle immagini delle telecamere di videosorveglianza dell’azienda agricola e di alcune abitazioni vicine – di ricostruire gli avvenimenti che, secondo gli inquirenti, hanno portato all’uccisione della ragazza, e dei relativi protagonisti. In particolare, nel video di una telecamera di sorveglianza della sera del 29 aprile si vedono lo zio, Ijaz e un altro cugino della ragazza mentre, con due pale, un secchio contenente un sacchetto azzurro, un piede di porco e un altro attrezzo, si dirigono verso il capannone sul retro della casa dove vivevano gli Abbas. Secondo l’ipotesi investigativa, per preparare la buca dove occultare il cadavere. L’identificazione dei tre uomini ritratti dalle immagini non è stata immediata. Ma da riscontri successivi e analisi dei volti i militari dell’Arma hanno potuto trovare riscontri certi per l’identificazione. Le ricerche degli indagati sono scattate all’inizio di maggio, quando ci si è resi conto della scomparsa di Saman. Ricerche che coinvolgono i genitori della ragazza, il padre 43enne Shabbar Abbas e la madre 46enne, già denunciati per costrizione o induzione al matrimonio, dopo che la figlia aveva cercato aiuto presso i servizi sociali del paese. Ricerche estese allo zio, di cui si sono perse le tracce, e ai due cugini. Tutti spariti all’inizio di maggio. Le ricerche sono state immediatamente estese anche sul territorio dell’Unione europea attraverso l’attivazione dell’apposita richiesta di controllo di polizia, secondo gli accordi di Schengen. Gli elementi raccolti a carico di Ijaz, condivisi dall’autorità giudiziaria, hanno portato all’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere e quindi di un mandato europeo di arresto. La collaborazione tra le varie forze di polizia ha stretto presto il cerchio. —

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