Iaquinta rimane in cella La Cassazione respinge il ricorso del 64enne
reggio emilia. Il ricorso in Cassazione è stato giudicato inammissibile e l’imprenditore edile 64enne Giuseppe Iaquinta – condannato a 13 anni di reclusione nell’Appello di Aemilia – rimane nel carcere di massima sicurezza di Voghera.
Respinta, quindi, l’istanza di revoca della misura cautelare avanzata dall’avvocato difensore Ernesto De Toni che con il collega Pasquale Muto sta portando avanti una dura battaglia legale. Iaquinta da sempre si proclama innocente e nel processo di secondo grado ha ottenuto uno “sconto” di sei anni di carcere, ritenendolo la Corte affiliato al clan ’ndranghetistico emiliano sino al 2015 e non fino al 2018 come sostiene l’accusa. Una riduzione della pena che non è bastata alla Cassazione per aprire le porte del carcere. «Per quanto in sede di giudizio di Appello la partecipazione fosse stata ritenuta cessata nel gennaio 2015 – si legge nella sentenza, facendo riferimento a fatti del 2016 e 2017 – tuttavia in proseguo di tempo il ricorrente non solo non aveva manifestato alcuna espressa presa di distanza dal sodalizio, ma al contrario aveva riproposto logiche comportamentali implicanti adesione a modalità operative analoghe a quelle dei partecipi della consorteria, intestando fittiziamente una società alla moglie al fine di sfuggire alla disciplina che regola la “white list” a fini antimafia, e utilizzando una somma di 380mila euro per chiudere il concordato della “Costruzioni Iaquinta srl”, relativamente alla quale non era stata fornita la prova della sua lecita provenienza». Iaquinta è in carcere da circa tre anni. —
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