Mistero a Novellara
In un video Saman esce con i parenti e non fa più ritorno
Ci sarebbe anche un testimone minorenne. Ieri è iniziata l’ispezione dei doppifondi per la raccolta dei liquami con l’obiettivo di trovare i resti della 18enne
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NOVELLARA. Un video, l'ultimo che la ritrae, in cui la ragazza esce con i parenti e non torna più e un testimone chiave minorenne le cui dichiarazioni sono state raccolte dalla procura dei minori di Bologna ma non ancora acquisite dalla Procura di Reggio Emilia. Sono i due nuovi elementi nelle indagini della scomparsa di Saman Abbas, la 18enne pakistana, scomparsa dopo avere rifiutato un matrimonio combinato dai genitori. E' quanto riporta oggi Il Resto del Carlino. Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore Laura Galli, vedono indagati per omicidio e occultamento di cadavere il padre 43enne Shabbar Abbas e la madre di 46 anni, ora in Pakistan, lo zio e i due cugini, di cui uno, Ikram Ijaz, arrestato in Francia e in attesa di estradizione.
Intanto proseguono le ricerche allargatesi ieri ad altre cascine e, in particolare, alle vasche di scolo dei liquami di alcuni allevamenti vicini all'azienda agricola "Le Valli" in via Cristoforo Colombo 103 a Novellara, dove gli Abbas vivevano e svolgevano l'attività di custodi e braccianti. Fino agli inizi di maggio, quando sono tutti spariti.
L’ultima svolta nelle indagini era stata, sabato scorso, l’arresto del cugino della ragazza, Ikram Ijaz, fermato a Nimes, in Francia, mentre, a bordo di un Flexibus, cercava di raggiungere la Spagna. E’ stato riconosciuto come uno dei tre uomini ripresi dalle telecamere di videosorveglianza del 29 aprile con due pale, un secchio con un sacco azzurro, un piede di porco e un altro attrezzo.
Oggi sono iniziate, come già anticipato dalla Gazzetta, le ricerche degli inquirenti negli altri stabili della zona, nei pressi dei fondi dell’azienda agricola “Le Valli”. I carabinieri della compagnia di Guastalla hanno scandagliato campi, fossi e pozzetti per la distribuzione dell’acqua per l’irrigazione dei campi e ora si concentrano su alcuni casolari ed allevamenti. Sono almeno tre le porcilaie presenti in quella zona, facilmente raggiungibili con massima discrezione dai terreni ricoperti di alte e lunghe serre per la coltivazione delle angurie.
«In zona – ha spiegato alla Gazzetta un residente – come dappertutto nelle nostre campagne, esistono vasche a cielo aperto per lo stoccaggio dei liquami, ma non solo. Tutte le stalle, sotto le corsie dove deambulano gli animali, siano maiali o vacche, hanno una sorta di doppiofondo: una fossa per la raccolta dei liquami, che nel gergo contadino viene chiamata “tomba”. Di solito, quando questa si riempie, le deiezioni vengono pompate fuori in una autobotte e usate come concime nei campi. Per attingere al letame e permettere ispezioni, esistono alcuni tombini posizionati lungo le corsie e in fondo alle stalle, spesso immediatamente all’esterno».
«Nonostante non ci siano più i maiali da dicembre, le vasche di stoccaggio sono ancora piene, così come, presumo, anche le fosse per la raccolta dei liquami nelle stalle. Se un corpo fosse stato gettato in quei liquami di maiale, che in poco tempo decompongono tutto, cosa potrebbe essere rimasto dopo un mese? Lì sono già stati i cani molecolari. Se qualcuno avesse divelto uno di quei tombini con un piede di porco, avrebbe sicuramente lasciato dei segni. Credo sia necessario andare a controllare quei pozzi, operazione peraltro non semplice perché bisogna adottare le massime precauzioni, dato che emettono gas potenzialmente letali». —
<SC1038,169> RIPRODUZIONE RISERVATA
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