Gazzetta di Reggio

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LA TESTIMONIANZA 

«Ragazze, ribellatevi alle nozze combinate»

Serena Arbizzi

Nosheen Butt parla undici anni dopo l’omicidio della madre che l’aveva difesa per il suo «no» a un matrimonio imposto

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Serena Arbizzi

CARPI (Mo). «La mamma mi mancherà per sempre. Magari ci fosse qualche bottone che mi riportasse indietro nel tempo e cancellasse tutto. Ma alle ragazze che si sentono in pericolo dico: denunciate. E ribellatevi ai matrimoni combinati. Non c’è nessuno che ci possa imporre chi dobbiamo sposare. E nessuno ha il diritto di trattarci male, di essere violento con noi».

Nosheen Butt viveva a Novi e aveva 20 anni quando le venne detto chi avrebbe dovuto sposare. Lei si ribellò al matrimonio combinato: la furia del padre e del fratello fu tale che lei finì in coma e la madre venne uccisa. Oggi Nosheen è mamma di tre bimbi e ha sposato un suo connazionale. L’uomo che lei ha scelto. Vive a Carpi.

Saman Abbas è scomparsa. Denunciò i genitori e rifiutò un matrimonio combinato. Cosa prova nel leggere la sua storia?

«Spero tanto che stia bene e sto male solo a pensarci. Ho provato sulla mia pelle cosa significhi e vedo ancora le cicatrici. Mia mamma non c’è più e mi mancherà per sempre. Sto male per Saman e mi chiedo quante altre Saman ci dovranno essere perché una ragazza abbia il diritto di dire quello che pensa. Perché quei padri portano i figli in Italia? Per farli soffrire?».

Cosa consiglia a chi vive quelle situazioni terribili?

«Dico di andare dalle forze dell’ordine, di chiedere aiuto. Di trovare il coraggio di denunciare e di uscire dal silenzio».

Perché crede che Saman sia tornata a casa dalla struttura protetta in cui si trovava?

«L’unica risposta che mi viene in mente è che il padre abbia convinto sua moglie a dirle di tornare a casa, garantendole che avrebbe potuto sposare chi voleva. Ma in realtà sono certa che non aveva intenzione di lasciarla così libera».

Cosa bisogna fare dopo aver denunciato?

«Non si deve tornare a casa: non cambieranno idea, gli uomini che credono nelle nozze combinate. La rabbia non se ne va e, prima o poi, arriva la vendetta. Io mi chiedo perché portano i figli qui in Italia se poi non tollerano che si adattino alle tradizioni del luogo. Dopo tutto, è la donna e non suo padre che deve trascorrere l’intera vita con il coniuge, non loro. E io ho voluto scegliere in prima persona con chi passare il resto della mia vita. Se qualcuno è cattivo non si potrà mai condividere un bel futuro insieme».

Quanto influisce l’Islam sulle imposizioni di matrimoni combinati?

«Nel Corano non c’è scritto che un ragazzo pakistano possa sposarsi con chi più desidera, mentre una ragazza no. Certi uomini mescolano sempre i concetti, in modo da far passare le nozze combinate come un principio religioso. Io sono convinta che la religione non stabilisca regole che ci fanno soffrire. È chi la interpreta male, come gli uomini che impongono alle figlie chi devono sposare, che racconta delle frottole». —

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