Ore di attesa per l’estradizione del cugino di Saman Abbas
Gli inquirenti chiedono di poterlo interrogare già in Francia Gli accordi europei prevedono precisi passaggi burocratici
NOVELLARA. Potrebbero volerci giorni per sentire cosa ha da dire sulla sorte della cugina. L’estradizione di Ikram Ijaz, arrestato sabato scorso a Nimes in Francia, con l’accusa in concorso di omicidio e occultamento del cadavere di Saman Abbas, deve rispettare una precisa procedura.
L’attesa
Tempi tecnici che fanno riferimento agli accorti internazionali europei che riguardano questa materia, da quelli storici come la Convenzione europea di estradizione, firmata a Parigi il 13 dicembre 1957, a quelli più recenti, riassunti nella decisione quadro sul mandato di arresto europeo (la 2002/584/GAI, attuata in Italia con la legge 22 aprile 2005 n. 69).
Proprio un mandato di arresto europeo è stato spiccato nei confronti di Ijaz e, grazie all’azione coordinata dell’Interpool, l’uomo è stato rintracciato e bloccato mentre, a bordo di un autobus Flixbus, da Parigi era diretto a Barcellona. In Spagna vivono alcuni parenti presso i quali gli inquirenti reggiani ritengono che Ijaz volesse cercare riparo.
Ora al sostituto procuratore Laura Galli, che coordina l’attività del Nucleo investigativo del Comando provinciale dei carabinieri di Reggio Emilia con i colleghi della Compagnia di Guastalla, non resta che aspettare l’esito della richiesta di estradizione avanzata alla Francia e debitamente motivata, come prevedono gli accordi internazionali.
Gli inquirenti hanno anche chiesto di potere ascoltare nel più breve tempo possibile Ijaz, anche recandosi personalmente in Francia, dove è detenuto. Anche questo è un passaggio che richiede l’ok del Paese da cui si intende estradare il ricercato.
Non si vedono, allo stato attuale, difficoltà per le quali il paese transalpino potrebbe rifiutare le richieste. Anche se, in linea teorica, potrebbe venire richiesto dalla Francia un supplemento di documentazione a rafforzare le motivazioni dell’estradizione. L’arresto provvisorio, così viene definito dalla normativa europea, non può comunque superare un certo numero di giorni (fino a un massimo di 40).
Il mandato di arresto europeo ha inteso sostituire, tra i venticinque Paesi membri dell’Unione, il sistema dell’estradizione con quello di una consegna “semplificata” dei ricercati, fondata sul principio del mutuo riconoscimento, alla quale sono seguite altre decisioni quadro, tutte tese ad attuare il principio del mutuo riconoscimento dei provvedimenti giudiziari e ad agevolare la cooperazione giudiziaria in materia penale.
Sono ore dunque di attesa, che si aggiungono alle giornate di ricerche battendo palmo a palmo decine di ettari di campi e coltivazioni, comprensivi di serre, fossi, canali e vasche di scolo dei liquami dove un cadavere avrebbe potuto facilmente essere occultato e che, a distanza di tante settimane, potrebbe non essere più recuperabile.
la scomparsa
La scomparsa di Saman Abbas risale agli ultimi giorni di aprile. E proprio il 29 aprile Ijaz, un altro cugino della ragazza e lo zio, sono stati ripresi da una telecamera di videosorveglianza uscire dall’abitazione degli Abbas, nell’azienda agricola “Le Valli” in via Colombo 103, con due pale, un secchio con un sacco di plastica azzurro, un piede di porco e un altro attrezzo. E ritornarvi due ore e mezzo dopo. Il tempo necessario, secondo gli inquirenti, per scavare una buca e occultarvi il cadavere.
il matrimonio forzato
La giovane nel novembre scorso si era rivolta ai servizi sociali del paese quando ancora aveva 17 anni. I genitori volevano obbligarla a sposare un cugino in patria e avevano già fissato la data di nozze, il 22 dicembre, e acquistato il biglietto aereo che l’avrebbe riportata in patria, il 17 novembre. Da qui la denuncia dei genitori, il 43enne Shabbar Abbas, e la moglie 46enne, per induzione al matrimonio e il trasferimento della giovane presso una comunità nel Bolognese, dove è rimasta fino all’11 aprile. Saman però, già 18enne, e a ridosso del periodo del Ramadan, presa probabilmente da forte nostalgia di casa, ha voluto fare ritorno dalla famiglia.
I servizi sociali si erano già attivati per trovarle una nuova sistemazione in altra comunità quando i carabinieri, dovendole consegnare una notifica, presentatisi davanti all’abitazione degli Abbas hanno scoperto che non solo la ragazza era scomparsa, ma svaniti nel nulla erano anche i genitori e diversi altri parenti. Tutti braccianti della stessa azienda agricola.
Ora tra tutti, almeno il cugino Ikram Ijaz, è stato rintracciato e fermato. Sarà lui a dovere chiarire agli inquirenti che fine ha fatto la 18enne sparita ormai da oltre un mese. —
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