«A 75 anni dal diritto di voto donne ancora discriminate»
REGGIO EMILIA. Per la Cisl il 2 Giugno è il momento per ragionare sulla discriminazione delle donne: «A 75 anni dal diritto di voto per le donne – afferma Rosamaria Papaleo, segretaria Cisl Emilia Centrale – la strada è da ultimare».
Il fenomeno della discriminazione della donna, spiega, «è molto negativo e colpisce in misura diversa tutto il mondo. In queste ore nel reggiano ne abbiamo una tristissima riprova. Inaccettabile il fatto che si possa ancora parlare di matrimoni obbligati, figuriamoci alle porte di casa nostra. Il nostro pensiero va alla giovane Saman, per la quale vorremmo un lieto fine che pare difficile scorgere. Forse Saman sapeva che, in Italia, c’è stato un momento di svolta nella condizione femminile. Esattamente al termine della seconda guerra mondiale, con leggi che hanno cambiato la vita delle donne italiane». La prima è quella per il diritto di voto. «Prima del 1945 – ricorda Papaleo – alle donne non era consentito votare. Dal 1912 il suffragio universale maschile consentiva a tutti gli uomini maggiorenni di votare, mentre gli uomini analfabeti potevano votare a partire dai 30 anni. Il Comitato nazionale pro-suffragio femminile presentò diverse petizioni per concedere alle donne il diritto di voto attivo e passivo. Un decreto del 1946 concesse alle donne maggiorenni di 25 anni diritto di voto passivo, cioè di presentarsi alle elezioni ed essere votate. Il 2 giugno del 1946 le donne partecipano al voto per la prima volta per il referendum istituzionale». Le donne elette all’Assemblea Costituente risulteranno ventuno 21 (tra queste la reggiana Nilde Iotti) di cui cinque faranno parte della Commissione per la Costituzione incaricata di elaborare e proporre il progetto di Costituzione repubblicana.
«Eppure – riflette Papaleo – a 75 anni dal primo voto delle donne e dopo l’accelerazione legislativa degli anni Settanta e Ottanta permangono ancora diseguaglianze tra uomo e donna nella società e nel mondo del lavoro e questo anno e mezzo di pandemia ha esasperato questa situazione. Come Cisl esprimiamo preoccupazione per sblocco licenziamenti che potrebbero impattare soprattutto sulle donne, in quanto i settori ancora in sofferenza sono quelli a prevalenza femminile. Nel mentre lo smart working ha portato in diversi casi all’isolamento, in altri all’aggravio di violenze domestiche. Ci spiace rilevare come nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) manchi del tutto un pilastro dedicato a donne e giovani, ma esista, a riguardo, solo una condizionalità. Ad esempio non conosciamo con esattezza la cifra dedicata ai nidi, fattore non trascurabile dato che anche in Emilia Romagna permane un alto tasso di dimissioni delle lavoratrici madri, anche per motivi di costo del servizio. Certo, ora riponiamo fiducia nella nuova misura dell’assegno unico soprattutto per la sua universalità. L’auspicio della Cisl – conclude – è quello ridurre la diseguaglianza di genere mettendo questo obiettivo tra i prioritari dell’agenda politica». —
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