Spunta il filmato di un turista Forchettoni usati già nel 2014
STRESA. Accertamenti, sopralluoghi e incontri con i tecnici. A Verbania e Stresa è stata la giornata delle indagini: la Commissione d’inchiesta voluta dal ministero dei Trasporti è andata per la prima volta sul luogo della tragedia in cima al Mottarone, dove il 23 maggio si è staccata una cabina provocando la morte di 14 persone. Nello stesso momento, in procura, i pm incontravano il consulente Giorgio Chiandussi, ingegnere del Politecnico di Torino.
L’incontro serviva a elaborare i quesiti ai quali occorre ancora dare risposta, in particolare relativi alla rottura della fune traente e sul sistema frenante malfunzionante.
Gli accertamenti, irripetibili, non sono ancora stati disposti dalla procuratrice Olimpia Bossi e dalla pm Laura Carrera, che coordinano le indagini. Quando questo accadrà, tutti gli indagati dovranno essere avvertiti. E proprio per questo si ipotizza che i nomi degli indagati possano aumentare. Un dipendente che è stato sentito come testimone, Emanuele Rossi, ha parlato in questi giorni con la stampa, specificando di non conoscere le conseguenze dell’uso dei forchettoni e di aver ricevuto un’indicazione sul fatto di lasciarli inseriti. Intanto gli iscritti nel registro restano Gabriele Tadini, caposervizio e unico ad aver confessato di aver lasciato inseriti i forchettoni nel sistema frenante, Luigi Nerini, il gestore, ed Enrico Perocchio, il caposervizio.
Intanto un video amatoriale, acquisito agli atti, girato da un turista svizzero e fatto arrivare dalla tv Zdf, dimostrerebbe come il forchettone fosse in uso già nel 2014.
Continua anche il braccio di ferro tra la procura e la gip che sabato ha disposto per i tre indagati la scarcerazione: «Il pericolo di fuga non esisteva per le motivazioni che ho detto. Non ho ritenuto per due persone la sussistenza di gravi indizi, non perché non abbia creduto a uno ma perché ho ritenuto non riscontrata la chiamata in correità», ha spiegato la giudice Donatella Banci Buonamici parlando con i giornalisti.
«La chiamata in correità in fase cautelare deve essere dettagliata e questa non lo era, ed era smentita da altri risultati» ha aggiunto.
E poi ha chiarito: «Dovete essere felici di vivere in uno Stato dove il sistema fa giustizia o è una garanzia, invece sembra che non siate felici». Ma a non esserlo sembra essere la procura, che non pare aver digerito la decisione di mandare Tadini agli arresti domiciliari e di mettere in libertà gli altri due. La decisione di presentare ricorso al Tribunale delle libertà sembra nell’aria.
Intanto Eitan, il piccolo di 5 anni unico sopravvissuto alla tragedia fra quanti erano nella cabina della funivia, sta molto meglio. Le sue condizioni non sono più preoccupanti dal punto di vista fisico e ieri è uscito dalla Rianimazione dell’ospedale Regina Margherita di Torino per essere trasferito in un normale reparto di degenza.—
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