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«Taranto pesa per il 15% sulla produzione di acciaio in Italia»

«Taranto pesa per il 15% sulla produzione di acciaio in Italia»

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MILANO. La decisione della Corte d’Assise di Taranto di confiscare gli impianti siderurgici dell’ex Ilva non avrà al momento nessun impatto sulla produzione e sull’attività della fabbrica. Gli impianti sono formalmente sequestrati, ma ai gestori resta la facoltà d’uso. Intanto però la regione Puglia e il comune di Taranto chiedono lo stop immediato dell’area e la decisione torna a far prospettare lo spettro della chiusura definitiva dell’impianto.

L’acciaieria è passata in pochi anni da 9 a 3,5 milioni di tonnellate annue. Un lento processo di ridimensionamento che ha già cambiato radicalmente la struttura del mercato italiano. Anche per questo l’ipotesi chiusura non spaventa più di tanto gli addetti ai lavori. «L’Ilva pesa il 15% della produzione nazionale di acciaio. Molti giornali ogni volta che dicono “sparisce l’Ilva sparisce la siderurgia in Italia” dicono una sciocchezza. La produzione italiana è infatti superiore ai 20 milioni di tonnellate nel 2020», mentre l’Ilva ne produce “solo’” circa 3 milioni. «Se chiudessero l’impianto quei milioni di tonnellate prodotte dall’Ilva dovremmo importarli dall’estero», spiega il direttore generale di Federacciai, Flavio Bregant. Dal 2000 ad oggi il picco massimo di produzione di acciaio in Italia è stato toccato nel 2006 a oltre 31,6 milioni di tonnellate (dati della World Steel Association), crollate a oltre 19,8 milioni nel 2009. Negli anni successivi si è assistito a una rapida ripresa fino alla crisi avviata dalla pandemia. «Le produzioni nel 2020 sono tutte scese, in Italia abbiamo avuto il blocco a marzo aprile e la produzione siderurgica era scesa del 40%. Poi siamo riusciti a riprenderci e abbiamo chiuso l’anno con un -12%. C’è stato quindi un colpo di reni notevole da parte delle aziende. Una crescita che continua ancora adesso», rimarca l’esperto.

Secondo Bregant, comunque, la chiusura degli impianti siderurgici di Taranto avrebbe comunque un impatto significativo sul mercato domestico: «Siamo già importatori netti adesso e chiaramente lo diventeremmo sempre di più e quindi la nostra bilancia commerciale peggiorerebbe». Di fatto l’Italia importa più acciaio di quanto ne produce. Ma il Belpaese può vantare il primato della crescita della produzione di acciaio nel primo trimestre. L’Italia è la seconda produttrice di acciaio in Europa dopo la Germania. Premesse positive per il futuro, dunque. Anche se alle porte resta la crisi delle materie prime che si sta diffondendo a livello globale. E la Cina che sta stimolando moltissimo il consumo interno. —

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