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ANNUNCIO DI URSULA VON DER LEYEN 

Area Schengen, una rivoluzione in arrivo «Nuova strategia: rafforzare le frontiere»

Area Schengen, una rivoluzione in arrivo «Nuova strategia: rafforzare le frontiere»

Aumenta il numero degli Stati coinvolti, Guardia di frontiera e costiera europea, domande di visto e documenti digitalizzati

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MILANO. Dopo le restrizioni imposte dagli Stati nel corso della pandemia, l’Unione europea punta a rilanciare l’area Schengen. La zona di libera circolazione è composta da 26 Paesi, 22 appartenenti al blocco comunitario più Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera. Cittadini e beni, normalmente, posso spostarsi fra i loro territori senza sottoporsi ai controlli ai confini. Ma la situazione è cambiata lo scorso anno, quando nel panico per l’epidemia di Covid-19 vari Paesi hanno imposto limitazioni, senza consultare i vicini.

Vincoli che hanno causato caos negli spostamenti e nei trasferimenti di materiali chiave, come quelli medici. «Sono necessari miglioramenti per garantire che Schengen possa affrontare le sfide attuali e future», ha dichiarato l’esecutivo comunitario. La libera circolazione è un pilastro dell’integrazione europea. La strategia ha tre focus: garantire una gestione efficace e moderna delle frontiere esterne dell’Ue; rafforzare l’area Schengen internamente; migliorare la governance per favorire la fiducia tra gli Stati membri e una migliore preparazione alle crisi.

Tra le misure previste ci sono il lancio del corpo permanente della Guardia di frontiera e costiera europea; l’interoperabilità dei sistemi informativi entro il 2023; la digitalizzazione delle domande di visto e dei documenti di viaggio. Inoltre, un codice di cooperazione di polizia dell’Ue, l’aggiornamento del quadro Prüm sullo scambio di informazioni su Dna, impronte digitali e dati dei veicoli, l’uso delle informazioni anticipate sui passeggeri ai voli intra-Schengen.

Il Nuovo patto su migrazione e asilo, una volta adottato, stabilirà anche un approccio comune alla gestione della migrazione, elemento importante per il buon funzionamento dell’area Schengen, sottolinea l’esecutivo comunitario. La Commissione convocherà inoltre forum regolari per promuovere il dialogo politico sulle sfide comuni, sulla base di relazioni annuali sullo stato di Schengen.

Entro la fine dell’anno, inoltre, proporrà di rivedere il codice delle frontiere Schengen per rafforzare la resilienza alle gravi minacce, garantendo uno stretto coordinamento e introducendo salvaguardie affinché il ripristino dei controlli alle frontiere interne resti misura di ultima istanza. Altro nodo è l’allargamento, includendo Paesi come Bulgaria, Romania, Croazia, Cipro. Attualmente sono 420 milioni le persone che vivono nello spazio di libera circolazione. «La libertà di muoversi, vivere e lavorare in diversi Stati membri è una libertà cara agli europei. Una delle più grandi conquiste dell’Ue», ma «diverse crisi e sfide ci hanno dimostrato che non possiamo dare per scontata Schengen. Oggi presentiamo una via che assicuri che Schengen possa resistere alla prova del tempo, che assicurerà il libero flusso di persone, beni e servizi in qualsiasi circostanza per ricostruire le nostre economie e per farci emergere insieme più forti», ha dichiarato la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. Secondo Bruxelles, i Paesi saranno meni inclini a imporre restrizioni, se avranno fiducia nei loro vicini.

«Il terrorismo non finirà, avremo probabilmente altre pandemie, avremo altre sfide», ha previsto la commissaria agli Affari interni Ylva Johansson, «dobbiamo preparare la governance dell’area Schengen perché sia in grado di affrontarle, di garantire la sicurezza dei cittadini mantenendo comunque la libera circolazione». —

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