La ricerca finanziata dall’Airc passa dai laboratori di Unimore
Il progetto di lungo respiro è guidato dal professore universitario Marcello Pinti «Stiamo concentrando la nostra attenzione sul tumore del colon retto»
Ambra Prati
REGGIO EMILIA. Uno studio di cinque anni sulla proteina mitocondriale “Lon” e sul ruolo che può svolgere nella crescita e nello sviluppo delle cellule tumorali del colon retto. Tra i numerosi progetti finanziati da Airc con l’aiuto del 5xmille uno è targato Unimore ed è guidato da Marcello Pinti, 47 anni, professore associato di Patologia generale e Immunologia all’Università di Modena e Reggio Emilia.
«Se nell’ultimo anno il Covid l’ha fatta da padrone, il tumore insieme alle malattie cardiovascolari rimane una delle prime cause di morte nel nostro paese», esordisce il professore, che proviene dall’ambito immunologico. «In passato mi sono occupato di infezione da Hiv e di sclerosi multipla. Questo di Airc è il primo progetto in cui ricopro il ruolo di principal investigator, guidando un team di tre persone che stanno facendo il dottorato o l’hanno terminato: è anche un modo per crescere nuovi ricercatori. Nel nostro progetto di lungo respiro (iniziato nel 2018, terminerà a inizio 2023) è stata attivata anche una collaborazione con l’Università di Valencia. Man mano che otteniamo dei risultati li inviamo a riviste specializzate: finora sono stati pubblicati tre nostri lavori, uno sulla prestigiosa “Frontiers in oncology”, e stiamo per inviarne un quarto al Faseb Journal».
«La proteina Lon si trova nei mitocondri (la centrale energetica della cellula) e la nostra idea è che quando questa proteina non funziona correttamente, in alcuni specifici casi di cancro, questa ne favorisca la crescita più rapida e aggressiva – spiega Pinti –. Sono state classificate circa cento forme cancerogene e ogni ricercatore lavora su un modello specifico; se quanto osservato è replicabile su altre forme simili è un passo successivo. Il tumore del colon retto è quello sul quale stiamo concentrando la nostra attenzione, ma poiché la proteina Lon è presente in tutte le cellule altre équipe nel mondo l’hanno osservata in altre situazioni specifiche».
Per queste ricerche di lungo respiro servono anni. «Si procede per gradi: esperimenti in vitro, esperimenti in colture cellulari in laboratorio e infine su campioni dei pazienti, per confermare l’ipotesi. Quasi tutta la ricerca in Italia è sostenuta da Airc e da soggetti privati, l’apporto dello Stato è minimo. Servirebbe una rete strutturata altrimenti, senza continuità di fondi, si rischia che le esperienze accumulate vadano perdute». Il futuro porterà una cura per il tumore? «Sono ottimista – afferma Pinti –. È difficile parlare di cancro in generale, sono tante tipologie in una e ogni forma di cancro fa storia a sé. Per alcune la strada resta lunga, per altre la ricerca ha dato risposte importanti. La ricerca di base, che consente di comprendere la malattia, e la ricerca traslazionale, che trasferisce i risultati teorici sul paziente, sono fondamentali. Io sono convinto che per molti tipi di cancro in dieci o vent’anni anni avremo strumenti terapeutici molto efficaci». —
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