«Mi raccontava che temeva che il padre l’ammazzasse»
Lo dice un amico di Saman Abbas. Ricerche senza esito. Sentito dai carabinieri un ragazzo al quale era legata
NOVELLARA. «Mi raccontava che se suo padre la trovava, aveva paura che l’ammazzasse». È una testimonianza che lascia poco spazio al fraintendimento quella raccolta dal Tg2 da un amico di Saman Abbas, la 18enne pakistana scomparsa da Novellara ormai da oltre un mese e per la quale la procura di Reggio Emilia indaga per omicidio e sequestro di persona.
A parlare è un giovane connazionale, Amijd, un ragazzo con cui la giovane era in contatto via social e che sempre tramite i social le insegnava l’italiano.
Anche ieri sono andate avanti le ricerche nelle campagne intorno all’azienda agricola Le Valli di Novellara, con due cani dei carabinieri specializzati nella ricerca di sangue e cadaveri. Ma ancora non ci sono esiti. Saman per ora è sparita del nulla.
Di lei resta quella prima foto diffusa dalle forze dell’ordine quando poco più che bambina indossava il velo nero. Più di tutto, di lei raccontano gli scatti più recenti nascosti alla famiglia ma pubblicati sui suoi profili Instagram e Tik Tok, dove Saman credeva lì di poter rivelare se stessa senza timori: lo sguardo vivace di una adolescente, i sorrisi e le pose davanti allo specchio di una ragazza come tante. Italiana, come scriveva lei stessa nella scelta degli username utilizzati per le sue identità virtuali.
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È in questa realtà parallela che Saman ha coltivato anche la relazione con un ragazzo pakistano di origine come lei, e che vive in un’altra regione italiana.
Non è chiaro quante volte si siano potuti incontrare, ma è sicuramente un sentimento speciale quello coltivato, che si è scontrato fortemente con la realtà a cui la famiglia di Saman la voleva costringere: un matrimonio forzato con un cugino in patria. Una tradizione a cui nel mondo della famiglia Abbas non doveva esserci modo di opporsi, che ha spinto invece la ragazza, alla fine del 2020, alla vigilia del suo 18esimo compleanno, non solo a dire di no, ma a denunciare ai carabinieri quella costrizione e a cercare con l’aiuto dei servizi sociali dell’Unione della Bassa di costruirsi un’altra vita.
Il giovane con cui la ragazza aveva stretto questa relazione soprattutto virtuale è stato sentito dai carabinieri: a Novellara Saman chattava con lui usando di nascosto il telefonino della madre.
I carabinieri hanno cercato di capire dal ragazzo da quanto non sente più la 18enne e cosa le raccontava della famiglia, del suo percorso lontano da loro prima e poi del ritorno a casa.
Il suo contributo è stato importante alle indagini coordinate dalla procura di Reggio, che hanno portato a iscrivere nel registro degli indagati sei persone: i genitori di Saman, il fratello minorenne – che però è diventato anche un testimone importante di quanto accaduto alla sorella, tanto da essere in un luogo protetto – lo zio Danish Hasnain – ritenuto l’esecutore materiale dell’omicidio della ragazza – e i due cugini. Uno dei quali, Ikram Ijaz, bloccato in Francia, è prossimo al ritorno in Italia per essere sentito.
Se l’interrogativo resta perché Saman, se davvero temeva che il padre le potesse fare del male, è tornata a casa, di certo c’è che sia i carabinieri di Novellara, con in testa il maresciallo Pasqualino Lufrano, e i Servizi sociali della Bassa hanno cercato di farla tornare sui suoi passi.
La ragazza, da quanto è emerso, si è allontanata dalla comunità del Bolognese dove era sotto protezione l’11 aprile. Carabinieri e Servizi ne sono venuti a conoscenza soltanto il 21 aprile e a quel punto la sono andati a cercare. E in quegli ultimi giorni di aprile l’hanno trovata a casa.
Quel suo ritorno a casa sarebbe stato motivato dalla necessità di recuperare i suoi documenti. Forse, ci sono altre questioni più sentimentali: quella è la sua famiglia, i suoi genitori, il fratellino. «Parents is everythings» (I genitori sono tutto, ndr) scriveva sul suo profilo Tik Tok condividendo il video di un bambino in lacrime.
Forse si era convinta Saman, perché quando intorno al 3 maggio i carabinieri e i Servizi tornano nella casa di via Colombo è per dire che hanno trovato per lei un’altra sistemazione. Ma è troppo tardi: Saman non c’è più. E nemmeno i suoi famigliari. I genitori, dimostrano i controlli sui biglietti aerei, sono volati in Pakistan. Solo il fratello viene rintracciato qui. E i timori sulla sorte della 18enne prendono sempre più forma. —
Elisa Pederzoli
Jacopo Della Porta
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