Federazione del centrodestra: intesa Berlusconi-Salvini
roma. C’è chi lo chiama il nuovo predellino per ricordare la fondazione “berlusconiana” del Pdl, chi parla di Pd di destra, chi ha già il nome, “Salva Italia”(smentito dagli interessati). Fatto sta che Matteo Salvini e Silvio Berlusconi sono concordi nell’idea di lavorare alla costruzione di una federazione che raggruppi i partiti del centrodestra che sostengono il governo di Mario Draghi. Il progetto unitario, fino a circa un anno fa osteggiato dal Cavaliere, è nato con l’insediamento dell’esecutivo guidato dall’ex governatore della Bce, sostenuto da Lega e Forza Italia ma non da Fratelli d’Italia, l’altro grande partito della coalizione. Scritto per la prima volta nero su bianco il 27 aprile, in una nota congiunta firmata da “fonti di centrodestra di governo” in cui si annunciava la possibilità di revisione del coprifuoco, il progetto dovrebbe subire una accelerazione a metà giugno e, secondo le intenzioni di Salvini, decollare entro la fine del mese.
Il segretario leghista lo ha annunciato in un’intervista al “Giornale” della famiglia Berlusconi. E il Cavaliere nel primo pomeriggio ne ha parlato nel corso di una riunione in video conferenza con i dirigenti di FI. Una mossa che appare concordata nei modi e nei tempi, a pochi giorni poi dal vertice dei leader che dovrebbe chiudere il nodo dei candidati alle amministrative d’autunno. Il “Blitzkrieg” di Salvini e del Cav potrebbe sostanzialmente dare un po’ di fiato al primo, tallonato nei sondaggi da FdI di Meloni, ed essere utile al secondo per bloccare il processo di disgregazione del partito, dopo la nascita di Cambiamo di Giovanni Toti e del più recente, Coraggio Italia di Luigi Brugnaro. La posizione di Berlusconi ha spiazzato il partito, sollevando forti perplessità. A favore dell’ipotesi di federazione – viene confermato da diverse fonti di FI – si sono espressi, tra gli altri, Maria Bernini, Giorgio Mulè e Alessandro Cattaneo. Perplessi invece Sestino Giacomoni, Maurizio Gasparri, e il leader dei giovani, Marco Bestetti. Così come critiche sono apparse le ministre Mariastella Gelmini e Mara Carfagna. Il ragionamento di chi non è convinto dalla federazione è che in ballo non c’è solo questa ipotesi, ma anche quella di rilancio di FI e dell’anima moderata del partito. Su una decisione del genere – viene poi obiettato – si devono esprime gli organi di partito; non si può decidere nel corso di una riunione via zoom. La proposta di federazione è accolta con gelo da Fratelli d’Italia, la “grande esclusa”. «Se si farà non lo so. Ho sempre creduto che le diverse sfumature nel centrodestra siano un valore aggiunto e non un problema», commenta Meloni. «Credo poco alle fusioni a freddo, ma se fanno questa operazione non potrò che guardarla con rispetto, tanto ci dovremo comunque trovare come centrodestra unito per battere la sinistra. Per quanto riguarda le fusioni, noi abbiamo avuto una esperienza non felicissima, quella del Pdl, finita con una frattura. Siamo un po’ già vaccinati», ricorda il vice presidente del Senato Ignazio La Russa. «La federazione riguarda i gruppi del centrodestra che sono in maggioranza con Draghi, ed è uno strumento per difendersi dallo strapotere della sinistra nella maggioranza» fa notare FdI. —
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