«I Servizi le spiegarono i rischi che poteva correre»
L’Unione spiega il lavoro di accompagnamento fatto con la ragazza anche dopo il compimento dei 18 anni. «Operato con meticolosità»
NOVELLARA. «Il lavoro dei Servizi sociali dell’Unione Bassa Reggiana non è discrezionale ma fortemente regolamentato da norme e strumenti giuridici imprescindibili».
È un chiarimento doveroso, quello che arriva dall’Unione su come i servizi sociali hanno trattato il caso di Saman. Arriva dopo accuse e polemiche, arrivate da una parte politica, per raccontare come si agisce, e perché, in un caso come quello di Saman. E cosa è stato fatto nel caso specifico. «Mentre le indagini stanno compiendo il loro corso, e si moltiplicano dichiarazioni, supposizioni e commenti fuorvianti in merito alla vicenda, i Comuni dell’Unione desiderano fare chiarezza in merito al funzionamento dei Servizi sociali territoriali e, in particolare, al Servizio area tutela minori, trasferito all’Unione dieci anni fa – spiegano in una nota –. Si tratta di un servizio a integrazione socio-sanitaria, disciplinato da un accordo sottoscritto dall’Unione dei Comuni della Bassa reggiana e dall’Azienda Usl di Reggio Emilia per la costituzione di una rete di servizi e interventi coordinati di natura sociale, socio-sanitaria e socio-educativa. Alle normative si aggiunge un Protocollo di collaborazione interistituzionale contro la violenza di genere che Unione Bassa Reggiana e Azienda Usl di Reggio Emilia hanno approvato nel mese di novembre 2020, in occasione e nel rispetto della data nazionale contro la violenza di genere».
È nell’équipe territoriale socio-sanitaria multi/intra disciplinare il luogo organizzativo in cui si avvia il progetto, si sviluppa il percorso di valutazione e il programma di presa in carico del minore. Così è stato per Saman. «Nel momento in cui lo scorso anno, ancora minorenne, ha manifestato la sua richiesta di aiuto, i servizi sociali territoriali, in particolare l’Area Minori, hanno risposto tempestivamente e nel pieno rispetto delle normative e del decreto emesso dal Tribunale dei Minori di Bologna» precisa il sindaco di Novellara Elena Carletti. «Da allora – aggiunge – il raccordo con la ragazzina e il monitoraggio della sua situazione all’interno della comunità a cui era stata affidata sono stati quotidiani». La documentazione è a disposizione della magistratura.
«I servizi hanno operato con estrema attenzione e meticolosità. Le cose sono cambiate quando Saman ha raggiunto la maggiore età perché per la legge italiana nessun servizio sociale né il tribunale possono imporre ad una maggiorenne alcuna azione senza il suo consenso. In sostanza, nessuno poteva obbligare la ragazza a rimanere in comunità senza la sua volontà né impedirle di far ritorno nella casa dei genitori – vanno avanti dall’Unione– Cionondimeno, i servizi sociali hanno da subito e ripetutamente spiegato alla ragazza i rischi legati alla sua condizione e quelli che poteva correre allontanandosi volontariamente senza comunicazioni e senza accordo con i referenti socio-assistenziali, come attesta la documentazione relativa al suo caso. Il raggiungimento della maggiore età, infatti, non comporta un’automatica interruzione del progetto educativo e di sostegno, ma ne richiede una modifica. Va rinnovato il coinvolgimento del giovane, della sua famiglia d’origine, della famiglia affidataria e della comunità, se presenti, per perseguire con tutte le gradualità necessarie un accompagnamento verso l’autonomia, in co-progettazione con il servizio sociale comunale, fino al compimento del ventunesimo anno d’età. Anche per prevenire condizioni di povertà ed esclusione sociale». «Tutto ciò è stato fatto per Saman dai servizi sociali che si sono attivati anche dopo il suo allontanamento volontario dalla comunità ad aprile, seguendo la delicata vicenda con estrema attenzione e rispetto, in totale accordo con l’autorità giudiziaria e le forze di polizia» concludono. —
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