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CORREGGIO, IL BAR DELLE PISCINE 

Il Pineapple ancora non apre «Mancano le autorizzazioni»

Miriam Figliuolo Mauro Grasselli

Little Taver: «Mi chiedono 150 transenne da mettere e togliere ogni sera» Ilenia Malavasi: «L’area va perimetrata per motivi di sicurezza, sono fiduciosa»

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Correggio. L’estate correggese non comincia nel migliore dei modi, almeno per i tanti ragazzi e le loro famiglie che avevano trovato nel Pineapple, ormai storico locale alle piscine di Correggio, un punto di riferimento per le serate tra amici. Il locale, solitamente aperto a partire da fine maggio, è ancora chiuso. L’apertura non si prospetta una cosa facile, dal momento che ancora mancano le autorizzazioni necessarie. Su questo è nata una diatriba che sembra di non facile soluzione, anche se Comune e gestore del locale stanno cercando di accelerare i tempi con l’obiettivo di aprire. La discussione è sfociata anche sui social e ha dato adito a un’accesa discussione.

A gestire il bar delle piscine in versione serale il venerdì e la domenica sera (un tempo anche il mercoledì sera) è Davide Tavernelli, musicista da tutti conosciuto come Little Taver. «Gestisco il locale dal 2003 quando me lo chiesero l’allora sindaco Claudio Ferrari e la Coopernuoto che gestisce la piscina. Andò benissimo e ancora ora va bene, dopo 18 anni. Siamo diventati un luogo di ritrovo dei ragazzi tra i 16 e i 20 anni che entrano qui senza pagare il biglietto, e le famiglie si sentono sicure, con loro qui. Abbiamo sempre rispettato tutte le norme. C’è voluta la pandemia per farmi prendere un verbale l’anno scorso: per l’occupazione di un’area per la quale Copernuoto mi aveva autorizzato. Mi ero spiegato male io, me ne assumo la responsabilità. Ho pagato subito la multa. Gestire i ragazzi con questi limiti non è semplice; noi abbiamo agenti di sicurezza che vigilano sul distanziamento e le mascherine. Il lavoro e gli sforzi di noi gestori da questo punto di vista andrebbero riconosciuti. Ora, per le autorizzazioni, mi stanno chiedendo troppo: 150 transenne a zig-zag da mettere e togliere ogni sera, per delimitare un’area così ampia; tenere chiusa anche la porta dell’infermeria; occuparci della vigilanza del parcheggio esterno perché non si creino assembramenti. Tutto a carico nostro. Rifiutano di darci aiuto. Non è una diatriba tra me e il sindaco. Siamo amici. Ma non capisco. Sono arrabbiato e deluso. Ho sempre fatto tanto per la comunità, e ora mi sento tradito. Quest’anno ho assunto nuovo personale per la sicurezza e, giustamente, ho ridotto gli accessi a 250 persone. Cosa vogliono di più? Sarò costretto a lasciare fuori dei ragazzi. Dove andranno? Al parco urbano?».

La sindaca Ilenia Malavasi è «convinta di trovare una soluzione, perché è ciò che vogliamo tutti», ma spiega i punti critici: «L’anno scorso il locale è stato sanzionato per svariati motivi, per cui ora è come se fosse un locale nuovo: servono tutte le autorizzazioni. Siamo dentro la piscina comunale; loro hanno un servizio bar per la piscina, di giorno, mentre la sera la piscina è chiusa. È uno spazio che deve essere perimetrato. È un percorso impegnativo, ma normale. Sono in corso le interlocuzioni tra polizia municipale, locale e Comune. Sono fiduciosa».

Le polemiche sui social? «Non ci sono atti respinti, né autorizzazioni negate – puntualizza Ilenia Malavasi –. Semplicemente, mancano le autorizzazioni necessarie per aprire il locale. Abbiamo incontrato diverse volte il gestore, che abbiamo sempre supportato, accompagnandolo per fargli ottenere il pubblico esercizio».

Che cosa manca al locale? «Al gestore abbiamo chiesto di valutare i protocolli Covid e di delimitare lo spazio all’interno dell’area, anche perché c’è il tema della sicurezza, data la presenza della piscina. Lo spazio non è scavalcabile». Quindi servono le transenne? «Scelga lui le modalità. Ma occorre perimetrare bene l’area, definire un numero massimo di persone presenti e garantire la sorvegliabilità del locale. Insomma, aspetti tecnici». —

Miriam Figliuolo

Mauro Grasselli

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