Lo storico marchio Caam risorge e resta reggiano
Se lo è aggiudicato il Cib (Centro Italiano Beneficenza) per 10mila euro Il direttore generale: «Rilanceremo le biciclette al servizio della comunità»
Luigi Vinceti
REGGIO EMILIA. Lo storico marchio Caam, un brand da sempre legato alla nostra città, torna a vivere. Il Cib (Centro Italiano Beneficenza) se lo è infatti aggiudicato nell’asta di cessione che si è svolta ieri pomeriggio per conto dell’Istituto Vendite Giudiziarie, concessionario del ministero della Giustizia, sotto il controllo dell’avvocato Giulio Terzi. Palese la soddisfazione del direttore generale del Cib, Carlo Ciliberti, che ora dovrà sborsare i 10 mila euro richiesti dal liquidatore, ma senza dover aggiungere nemmeno un centesimo. Erano infatti prevedibili consistenti rilanci però nessuno si è affacciato e si è fatto avanti. Il Cib era assistito dall’avvocato Gabriele Giglioli e dalla dottoressa Maria Domenica Costetti. «Utilizzeremo quel nome – ha detto Ciliberti – per lanciare la vendita di biciclette e di altri strumenti e accessori da utilizzare nel tempo libero. Prodotti che sono sempre più richiesti in considerazione della costante ascesa dei percorsi ciclopedonali e della nuova sensibilità di moltissime persone verso la tutela del clima e dell’ambiente».
Il Cib, lo ricordiamo, opera per le organizzazioni assistenziali, oltre che per la clientela privata, della nostra e delle due province limitrofe. La somma impegnata per l’acquisto del marchio servirà a saldare alcuni dei debiti assunti nel fallimento della Caam che comprendono anche salari degli ex dipendenti.
Si tratta dunque di un passo positivo nel doloroso cammino di un marchio d’impresa apparso sul mercato nel lontano 1946 e diventato poi simbolo di una azienda creata negli anni Sessanta dello scorso secolo che aveva il suo quartier generale in via Mazzacurati. Là dove ora del primitivo grande complesso immobiliare restano ora solo alcuni edifici recuperati dopo l’abbattimento motivato dall’accertata presenza di amianto.
In quegli spazi veniva originariamente venduta al dettaglio una vasta gamma di prodotti a partire da ferramenta per arrivare a bici da corsa e ad una miriade di altri oggetti di uso quotidiano compresi in ben 26 classi merceologiche. Quell’acronimo era entrato a far parte della vita dei reggiani come “andare alla Caam”. Nella vendita fallimentare figuravano inizialmente anche 800 biciclette, capi di abbigliamento sportivo e attrezzature.
«Esaurite le formalità burocratiche molti di quegli stessi oggetti compariranno nell’elenco dei prodotti che andremo a commercializzare. Per questo ci siamo proposti subito – completa Ciliberti – perché quel simbolo è profondamente radicato nella memoria reggiana. È un marchio amico collegato alle due ruote che noi rilanceremo con le originali finalità di servizio alla collettività. Da tempo ci avevamo puntato ed ero pronto ad affrontare anche il rischio di qualche rilancio. Invece è andata bene e a breve contiamo di tornare ad emozionare i nostri concittadini e quanti attraversano Reggio Emilia, un capoluogo che vanta uno dei più ampi percorsi ciclabili della penisola. Ringrazio chi ci ha assistito convinto di poter essere utile a una sempre più vasta platea di clienti». —
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