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Partita la raccolta firme a favore dei “riders” e della loro sicurezza

Luciano Salsi
Partita la raccolta firme a favore dei “riders” e della loro sicurezza

L’obiettivo è sostenere una mozione di iniziativa popolare che impegna il Comune a supportare i nuovi ciclofattorini

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Luciano Salsi

REGGIO EMILIA. È stata avviata con successo la raccolta di firme in calce alla mozione di iniziativa popolare che impegna il Comune a supportare con i propri servizi e infrastrutture il lavoro dei “riders”. Meglio chiamarli ciclofattorini per riconoscere loro i diritti della legislazione sociale italiana sottraendoli allo sfruttamento da parte delle piattaforme informatiche multinazionali da cui dipendono. Intanto, però, i diretti interessati si sono organizzati nella Riders Union Reggio Emilia che s'appoggia al sindacato Adl-Cobas e possono contare sul sostegno politico di Rec (Reggio Emilia in Comune) e del consigliere comunale del gruppo misto Dario De Lucia, ex Pd, per trasmettere la mozione entro la fine di giugno, in modo che il consiglio la possa discutere entro settembre.

«Chiediamo – riferiscono Alberto Seligardi di Riders Union e Pierluigi Allegretti di Rec – la disponibilità di bagni pubblici aperti anche nelle ore serali, soprattutto per le ragazze che svolgono questa attività, qualche riparo costituito almeno da tettoie sopra ai parcheggi delle biciclette e dei luoghi dove ricaricare lo smartphone o riparare una ruota forata. Perdere tempo per questi inconvenienti significa essere esclusi dall'algoritmo dagli orari più convenienti. Reggio si vanta del titolo di velopoli, ma noi, che percorriamo in bici anche trenta chilometri al giorno, siamo esposti al rischio di incidenti in diversi tratti stradali pericolosi, come il passaggio ciclopedonale che porta al Mc Donald di piazza Tienanmen. Migliorare la viabilità e fornire gli altri servizi risponde agli interessi non solo dei riders, ma dell'intera cittadinanza. Gli stessi ristoratori ci supportano».

I ciclofattorini impiegati da Just-Eat hanno ottenuto un contratto di lavoratori dipendenti. Gli altri sono formalmente autonomi e pagati in rapporto alle consegne. Sono quasi tutti giovani al di sotto dei 40 anni. Una su cinque è femmina. Circa per metà sono immigrati stranieri, che perlopiù lavorano a tempo pieno. Fra gli italiani si trovano studenti universitari, ma è minoritaria la quota di quelli che sono impegnati a tempo parziale. —

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