Sassuolo chiede di entrare nella Riserva Mab Unesco
Il presidente del Parco Giovanelli: «La cittadina è una grande realtà produttiva che rappresenta una porta per l’Appennino e raccoglie la sfida della sostenibilità»
Ventasso. Sassuolo in Appennino? Può sembrare un paradosso, una provocazione, parlare di una delle città più industrializzate e benestanti del comprensorio emiliano, capitale della produzione ceramica, collegandola ai paesaggi montani. Invece è un progetto che ha delle basi concrete.
la richiesta
Uno dei Comuni più importanti dell’areale modenese, peraltro inserito nella Diocesi reggiana, ha avanzato la candidatura per entrare nella Riserva di Biosfera dell’Appennino tosco-emiliano: si tratta, appunto, di Sassuolo.
Potrebbero così salire a 80 i Comuni complessivamente coinvolti nella Riserva di Biosfera dell’Appennino tosco-emiliano (compresi i 34 già aderenti) in tre diverse regioni e sei province, compreso la montagna dal Modenese al Parmense.
E ieri, nell’ambito della cerimonia d’inaugurazione dei “Giardini ducali”, si è svolto un incontro alla presenza dell’assessore all’ambiente del Comune di Sassuolo, Ugo Liberi, e del coordinatore della Riserva e presidente del Parco nazionale dell’Appennino tosco-emiliano, Fausto Giovanelli, proprio sul tema dell’allargamento della Riserva di Biosfera Mab Unesco Appennino tosco-emiliano.
«Sassuolo è una grande realtà produttiva che può rappresentare una delle porte verso l’Appennino – ha affermato Fausto Giovanelli –. Qui le sfide della sostenibilità sono quelle vere, e si può puntare a un patto metro-montano cercando un’alleanza tra chi vive nelle zone urbane e beneficia dei servizi dell’Appennino e chi vive nelle zone montane, favorendo un proficuo scambio di beni e servizi. Mab – ha proseguito Giovanelli – propone un patto di collaborazione tra istituzioni, organizzazioni, imprese, cittadini, scuole. Proprio Unesco chiede, dal ’98, l’entrata e il coinvolgimento dei centri urbani, visto che l’attenzione è su uomo e sviluppo sostenibile».
Per il presidente Giovannelli, «l’Appennino rimane il centro e il baricentro della Riserva Mab, ma c’è una relazione inscindibile tra città e campagna, e la collaborazione porta sempre valore aggiunto».
sostenibilità
Sul piatto, per il coordinatore, c’è il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità «oltre che una capacità di relazioni, di comunicazione, di progettazione in ambito educativo, scientifico, culturale, formativo che l’Appennino da solo non potrebbe conseguire».
Da qui una «chiara complementarità di funzioni con le città, dato che c’è una domanda delle città di essere più verdi e sostenibili e, dall’altro lato, un bisogno dell’Appennino di attrarre e trattenere intelligenze e competenze, attitudini professionali e imprenditoriali, anche per integrare e mantenere ricco il tessuto sociale e culturale e, al tempo stesso, per mettere in valore le risorse naturali sottoutilizzate. L’inclusione di un’area o di una comunità urbana in una riserva di biosfera, naturalmente, non è di per sé un’esauriente e sufficiente risposta all’insieme delle problematiche delle relazioni urbano-rurale – ha concluso il presidente Giovanelli –. Tuttavia, è importante che le città non trascurino i territori circostanti, cercando di connettersi con le aree interne limitrofe nel raggiungimento degli obiettivi della sostenibilità». —
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