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«Abbindolata per farla tornare a casa» Per la procura è omicidio premeditato

Elisa Pederzoli
«Abbindolata per farla tornare a casa» Per la procura è omicidio premeditato

Il procuratore Chiesi: «Cerchiamo i resti, nessun riscontro alle dichiarazioni del padre: Saman in Belgio non c’è» 

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Elisa Pederzoli

NOVELLARA. «Quello che si può pensare è che l’abbiano in qualche modo abbindolata, facendole credere che avevano i biglietti solo per loro e non per lei. Era certa di non dover tornare in Pakistan, è stata rassicurata per tornare». Il procuratore capo reggente Isabella Chiesi, con la pm Laura Galli, a oltre un mese dall’avvio delle indagini per la scomparsa di Saman Abbas, fa il punto di quello che per la procura di Reggio Emilia è un delitto commesso in concorso dallo zio della ragazza, i genitori e i due cugini.

Per il magistrato non c’è purtroppo più margine per sperare che Saman sia viva.

E davanti alla schiera di giornalisti che da giorni seguono il caso, non fa giri di parole: «Continuano le ricerche dei resti della persona offesa: purtroppo reputiamo che sia deceduta. Non darei nessun riscontro positivo a quello che ha detto il padre: non ce ne sono perché abbiamo appurato che la ragazza non è in Belgio». Come, invece, aveva detto in un primo momento l’uomo, sia quando contattato dal datore di lavoro che in una dichiarazione fatta al Carlino. Gli accertamenti degli investigatori dei carabinieri sono infatti arrivati anche nel paese europeo tramite il servizio di Cooperazione internazionale, istituito dal Ministero dell’Interno: la polizia belga ha svolto alcune verifiche che hanno confermato l’assenza della ragazza sul territorio. Anche un conoscente della 18enne, residente in Belgio, sentito dalle autorità locali ha confermato di non vederla da tempo.

Ai cinque indagati – il padre Shabbar Abbas, 45 anni, la mamma Nazia Shaheen, 48 anni, lo zio Danish Hasnain, 33 anni, i cugini Nomanulhaq Nomanulhaq, 33 anni, Ikram Ijaz, 29 anni – viene contestato l’omicidio premeditato.

Lo proverebbero le azioni per così dire preparatorie, fissate in quel video registrato dal sistema di sorveglianza dell’azienda agricola il 29 aprile, quando lo zio e i cugini, con una pala, si addentrano nelle campagne, e anche le prime dichiarazioni agli inquirenti del fratello di Saman, bloccato alla frontiera e trattenuto perché senza documenti. Inoltre, c’è l’acquisto datato 27 aprile dei biglietti aerei con i quali i genitori di Saman in tutta fretta – senza allertare nemmeno il datore di lavoro – sono partiti alla volta del Pakistan. Li avrebbe acquistati lo zio, che per chi indaga è l’autore materiale – con l’aiuto dei cugini, che si ritiene abbiano fisicamente bloccato la ragazza – dell’omicidio della giovane.

Tra le contestazioni c’è anche il sequestro di persona: Saman è stata trattenuta nella casa di Novellara contro la sua volontà. Nessuno l’ha mai vista fuori dall’abitazione. Quando usciva, era controllata a vista dalla madre: due fatti che lo proverebbero. Inoltre, il padre aveva tenuto i suoi documenti: quelli che le servivano per andare via una volta per tutte e iniziare quella vita indipendente che voleva per sé e che la famiglia non voleva accettare. —

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