Falso e depistaggio Giudizio abbreviato per due poliziotti Presto la sentenza
Il terzo agente ha chiesto di poter patteggiare la pena Uno dei due gambiani chiede i danni all’assistente capo
Tiziano Soresina
reggio emilia. Si avvicina alla sentenza – in udienza preliminare – la delicata vicenda che dall’autunno scorso coinvolge tre poliziotti della Squadra Volanti, accusati a vario titolo di falso e depistaggio.
Il sovrintendente capo – ieri non presente in aula – intende patteggiare e la pena “concordata” fra l’avvocato difensore Alessandro Conti e chi ha indagato (cioè i pm Iacopo Berardi e Marco Marano) sarà ora valutata dal gup Luca Ramponi quando emetterà la sentenza complessiva. Nel frattempo, dopo quasi trent’anni di servizio in polizia, il sovrintendente capo si è dimesso. L’assistente capo – tutelato dal legale Matteo Marchesini – sarà invece giudicato con rito abbreviato (quindi con sconto di pena di un terzo), ma non nel modo richiesto dalla difesa, cioè legando il rito alla testimonianza di un altro poliziotto. Il giudice ha infatti rigettato questa deposizione, ritenendo che gli elementi al centro della testimonianza siano già desumibili negli atti d’indagine. L’assistente capo continua ad essere sospeso dall’attività in questura.
Rito abbreviato anche per la poliziotta che è assistita dall’avvocato Ernesto D’Andrea. Da marzo lei è rientrata al lavoro e questo suo reintegro è coinciso con un notevole ridimensionamento dell’imputazione (solo un caso di falso).
A far partire le indagini era stato l’invio alla Procura di una segnalazione sull’operato dei tre poliziotti in merito all’arresto per rapina di due gambiani: Njie Essa (30 anni) e Doudou Momodou Taal (21enne), entrambi già in carcere per altri reati. Proprio i verbali su due rapine – del 17 e del 22 aprile del 2020 – sono considerati dall’accusa non attendibili, almeno in parte. Diversi i falsi (una decina) contestati dai due magistrati Marano e Berardi: tra questi i riconoscimenti di due vittime in questura (che sarebbero avvenuti invece a casa delle stesse), o il fatto che una giacca sospetta fosse stata ritrovata addosso all’indagato (mentre era stata recuperata alle ex Reggiane). Il 21enne Taal si è costituito parte civile – sempre ieri – tramite l’avvocatessa Jenny Loforese e solo nei confronti dell’assistente capo (a cui intendere chiedere i danni). Il giovane gambiano contesta proprio la vicenda della giacca, sostiene che non è sua. In udienza è presente anche Nije Essa che si chiama in realtà Arthur Dimex e proprio le sue generalità che non coincidevano rispetto a quelle trascritte a verbale sono un aspetto dell’impianto accusatorio.
É accompagnato dal suo avvocato (cioè Fabrizio Pancaldi), ma alla fine decide di non costituirsi parte civile. Se ne riparlerà ai primi di luglio, con le discussioni e la probabile sentenza. —
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