«Condannate gli Intoccabili» Bonini “scarica” i carabinieri
Le richieste della Procura per l’imprenditore, Rocco Ambrisi e due investigatori Lui: «Non sono un collaboratore di giustizia, ecco la verità anche sulle cambiali»
casalgrande. Otto anni e 5mila euro per Rocco Ambrisi; 6 anni e 3mila euro per Adamo Bonini; 2 anni e 8 mesi per il carabiniere Beppe Cucinotta; un anno e 2 mesi per il collega Rocco Caforio; un anno e 8 mesi ai fratelli Saverio e Federico Mastrosimone. Sono le richieste avanzate dalla Procura nel processo “Intoccabili”, incentrato su un giro di usura ed estorsioni e sulla figura di Rocco Ambrisi, 45enne residente a Castellarano. Le richieste sono contenute in una memoria che i pubblici ministeri di Modena Claudia Natalini e Marco Niccolini hanno depositato al collegio giudicante, presieduto dal dottor Pasquale Liccardo. Richieste di condanna anticipate da requisitorie particolarmente dure: Natalini si è concentrata soprattutto su Adamo Bonini di Casalgrande, che nel corso della mattinata aveva rilasciato dichiarazioni spontanee: «È meritevole notare che in 7 anni non ha mai reso interrogatorio – ha detto il pubblico ministero – poi viene in aula e parla senza un contraddittorio. Tutti ci hanno detto che prestava soldi a mezzo mondo».
Ancora più complesso il passaggio del dottor Niccolini sui carabinieri: «Dispiace dover discutere dell’Arma per cui ho grande stima – ha esordito, facendo riferimento ai rapporti tra Bonini e alcuni militari – ma quanto accaduto a Sassuolo lo trovo inaccettabile e squalificante. Mi si parla di un rapporto atipico con Bonini, ma chi è Bonini? Non è nessuno però godeva della protezione dei carabinieri in città».
Chi però ha preso le distanze da quell’alone di protezione è stato lo stesso proprietario della pizzeria “Civoleva”. Lo ha fatto parlando rivolgendosi ai giudici per oltre due ore in cui ha analizzato (dal suo punto di vista e talvolta in modo un po’troppo colorito) ogni elemento utile a scagionarlo a partire proprio da quel ruolo di informatore, che i carabinieri hanno raccontato in aula. «Io non sono un collaboratore di giustizia – ha detto in più passaggi – Se devo essere condannato mi sta bene però le cose vogliono si sappiano. Quel carabiniere? Per me è come un fratello con cui mi confidavo, qualche informazione gliel’ho data ma non sono un collaboratore di giustizia. Io non ho mai chiesto niente a nessuno». C’è tempo anche per prendere le distanze da Rocco Ambrisi: «Abbiamo la stessa età, siamo cresciuti insieme, sono andato a pranzo a casa sua, lo ammetto. Ma gli affari sono sempre stati separati; lo dicono i fatti: abbiamo banche diverse, notai diversi, commercialisti diversi. Non so se ho fatto bene o male a frequentarlo, i carabinieri mi hanno sempre detto di stare a distanza, ma di sicuro da quando è scoppiato tutta questa vicenda non lo vedo più. Sapevo che aveva precedenti, ma io sono un commerciante, devo provare ad andare d’accordo con tutti. Ricordo che sono una persona incensurata, pensavo che quello fosse una garanzia a mia tutela ma non è stato così».
L’ultimo passaggio Bonini lo dedica alle numerose cambiali, che hanno di fatto innescato l’inchiesta Intoccabili. «Mi chiamano “il re delle cambiali” perché so come funzionano. Dicono che sono un usuraio e invece non ho mai chiesto interessi alti. Gli affari mi sono sempre piaciuti, e se c’era da farne investendo soldi ci ho sempre provato. Ma non ho mai minacciato nessuno né promesso di dare fuoco alle auto di qualcuno». –
F. D.
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