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l’INTERVISTA  

Ma Cisco è perplesso: «Così si istituzionalizza troppo»

Adr.Ar.
Ma Cisco è perplesso: «Così si istituzionalizza troppo»

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REGGIO EMILIA. «Per anni ho ripetuto in ogni occasione che “Bella Ciao” doveva diventare l’inno d’Italia e ora che leggo la proposta di legge ho molte perplessità. È un canto popolare che perderebbe parte della sua identità». Non si entusiasma per l’idea di “Bella Ciao” trasformata in un canto istituzionale, la voce della versione oggi più nota del brano, Stefano “Cisco” Bellotti.

Se oggi “Bella Ciao” ha enorme popolarità, molto del merito fa all’efficacissima interpretazione incisa nel 1994 dai Modena City Ramblers per il loro spettacolare disco d’esordio “Riportando tutto a casa”, una rivisitazione dai sapori irlandesi – a partire dal riconoscibilissimo intro strumentale affidato al flauto – ripresa poi nel 1995 dal “Materiale Resistente”. Il progetto, con disco e concerto, organizzato da CSI e AFA a Correggio per ricordare il mezzo secolo della Liberazione e omaggiare finalmente a dovere il comandante Diavolo Fausto Nicolini.

Per Cisco, carpigiano da tanti anni reggiano adottivo, “Bella Ciao” è un passaggio cruciale della propria vita. «È stata la prima canzone che ho cantato con i Modena, e per me che l’avevo sentita tante volte cantata dai miei nonni, dai parenti, sentita ai funerali, aveva un valore speciale», sorride.

E non solo: «Nel 1992, suonammo alle Contro-Colombiadi organizzate da Cuore a Bologna, c’erano tantissime band e c’era pure Francesco Guccini, il Maestrone. Noi suonavamo al pomeriggio, prima di salire sul palco facemmo una riunione per decidere che brani suonare. L’idea era di fare tre traditional irlandesi, io insistetti per fare “Bella Ciao”. Quando la suonammo, il pubblico esplose, fu un momento bellissimo, emozionante. Capii ancora di più il valore di quella canzone, e capimmo pure che forse avremmo avuto una vita nel mondo della musica», racconta. Da allora, Cisco ha eseguito “Bella Ciao” migliaia di volte, una delle ultime occasioni l’ha visto protagonista a Casa Manfredi, nel pomeriggio organizzato da Istoreco per difendere il murales dedicato al luogo di memoria di Villa Sesso dal rischio di rimozione per la vicinanza all’autostrada. Ancora una volta, la canzone ha animato tutti i presenti. «E’ un brano di rivolta, un canto di ribellione, per sua natura è popolare, il mio timore è che diventando un inno istituzionale perderebbe parte del suo valore. Non per me, ovviamente, ma per tante persone potrebbe andare così. La proposta di legge e tutte le discussioni non mi entusiasmano né mi coinvolgono particolarmente», riflette.

«Può essere una visione particolare, me ne rendo conto, per chi come me l’ha suonata così tante volte. E viene da sorridere anche a me pensando a tutte le volte che ho ripetuto che doveva diventare l’inno di Italia, ma in verità non ho una grande passione per gli inni, e la dimensione di “Bella Ciao” è un’altra, è una canzone popolare e quella è la sua forza», conclude l’ex voce dei Modena City Ramblers. —

Adr.Ar.

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