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AGGRESSIONE IN VIA ROMA 

Alessandro Palladino ieri a processo per tentato omicidio

Leonardo Grilli

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Leonardo Grilli

reggio emilia. Si è aperto ufficialmente ieri in tribunale a Reggio Emilia il processo che vede imputato Alessandro Palladino, accusato di un reato pesantissimo: tentato omicidio.

Il 43enne, di origini napoletane ma da anni residente in città, è infatti l’autore dell’accoltellamento che il 14 agosto dello scorso anno, in centro storico, massacrò un 33enne tunisino poi salvato grazie a un’operazione chirurgica eseguita d’urgenza.

Ieri mattina si è aperto il dibattimento, con le parti che sono comparse per la prima volta davanti alla Corte presieduta da Giovanni Ghini (a latere i colleghi Donatella Bove e Silvia Guareschi). Sono state ammesse le prove richieste, ovvero le testimonianze degli agenti intervenuti sul posto, di alcune persone presenti al momento dei fatti, dei medici che hanno curato il tunisino e, ovviamente, dello stesso 33enne accoltellato che si è anche costituito parte civile.

L’avvocato di Palladino invece, l’avvocato Alessandra Bonini, ha richiesto che venisse esaminato l’intero filmato registrato il 14 agosto dalle telecamere di sicurezza all’angolo fra via Roma e via Secchi e già agli atti. «Dobbiamo capire come si è svolta realmente l’aggressione – spiega Bonini – perché Palladino (attualmente agli arresti domiciliari, ndr) certamente non voleva uccidere nessuno. Vedremo se sarà necessario guardare l’intero filmato o basteranno i fotogrammi già estrapolati». Precedentemente il 42enne ha raccontato agli inquirenti di essere stato da una settimana esasperato dal tunisino a cui doveva 60-70 euro per un acquisto di cocaina non ancora pagato.

I due si conoscono da tempo, però – secondo l’imputato – quel debito gli veniva rinfacciato continuamente, con minacce e prese in giro. E quel venerdì pomeriggio si era messo in mezzo anche un amico del tunisino. Diversa invece la versione ricostruita dalla Mobile della questura, coordinata dal pm Giulia Stignani e ieri in aula sostituita dal collega Claudio Santangelo.

La polizia ritiene di essere arrivata appena in tempo, perché Palladino voleva lasciare la città per evitare le manette. Per gli inquirenti si è cambiato i vestiti, ha messo il coltello che la polizia ritiene l’arma del tentato omicidio su un davanzale, prendendo con sé un secondo coltello (viene ritenuto un uomo abituato a girare armato). —

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