«Non più una teca espositiva ma un luogo in movimento»
REGGIO EMILIA. Il cammino dei Musei Civici è iniziato dieci anni fa, quando il Comune ha affidato all’architetto e artista Italo Rota (che dalla squadra dei musei è stato chiamato “maestro”) il compito di rinnovarli. Ora, con l’inaugurazione del secondo piano, «quello del museo è diventato uno spazio dinamico – spiega lo stesso Rota – non più solo una teca espositiva, ma uno stimolo al confronto e anche al giudizio. È un luogo da usare, un luogo che fa, non solo mostra ed espone. Il nostro invito è quello di usarlo tutto questo sistema, questa macchina che può portarci lontano. I musei si stanno trasformando in un componimento a più voci, tra memoria, ricerca, scienza, industria, arte e umanesimo, mediato e reso possibile dalla partecipazione personale, per testimoniare la libertà e la responsabilità che il futuro ci invita a considerare ogni giorno, sia come individui sia come collettività. È quasi un dovere usare il passato partendo dalla sua realtà fisica, sperando che un gran numero di persone cominci a studiare e non si accontenti di leggere spiegazioni». Ma gli interventi al museo non sono finiti. Dopo aver ospitato cinque classi di scuola elementare all’interno del progetto di “Scuola diffusa”, ideato per far fronte alle nuove esigenze dettate dalla pandemia, il terzo piano arriverà ad accogliere in modo stabile una scuola intera. «Una scuola – spiega Rota – che attingerà dalle collezioni museali per trasmettere conoscenza in un percorso educativo e pedagogico stimolante e unico». Al termine della nuova fase di lavori che si aprirà in settembre, il terzo piano dei Musei Civici sarà deputato alla riflessione sui cambiamenti climatici e ospiterà una parte dedicata alla musica pop. Non solo. «Diventerà – annuncia Rota – una sorta di hub dei dati, consentendoci di collezionarli con criterio e usarli per fare cose che sui computer di casa non si possono neanche immaginare. Se al secondo piano abbiamo terminato il percorso analogico, nel terzo esploreremo la fase adulta del digitale». L’obiettivo è proprio quello di realizzare un museo digitale in grado di esplorare, tra le altre cose, il mondo dell’arte Nft, cioè quei contenuti artistici digitali intangibili muniti di certificazione di autenticità digitale. «I Musei – conclude Rota – avranno tre livelli di lettura: uno per gli specialisti, uno per i giovani, uno per i visitatori comuni. E in caso di bisogno interverranno i curatori delle collezioni: li abbiamo messi in bella vista, ci sarà anche un citofono. Suonatelo». —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
