Gazzetta di Reggio

Reggio

Viaggio multisensoriale nei nuovi Musei Civici che raccontano la storia

Martina Riccò

Apre al pubblico il secondo piano del palazzo, che prima era un magazzino Un gioco di rimandi tra epoche e discipline. Grande protagonista: la fotografia

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Martina Riccò

REGGIO EMILIA. Eccoli, i nuovi Musei Civici. Che non sono solo più grandi. Perché se è vero che ora hanno un piano in più – il secondo, che prima era usato come magazzino – l’operazione di riprogettazione ha riguardato tutto il palazzo che si affaccia su piazza Martiri del 7 Luglio. E anche la città che, grazie a questa esperienza, non avrà più solo il compito di “guardare” ma dovrà intraprendere un viaggio tra epoche, mondi, discipline differenti.

Scaturito dall’idea progettuale dell’architetto Italo Rota in un dialogo «simbiotico», come da lui descritto, con la direzione del museo, la squadra dei conservatori, dei ricercatori e dei curatori delle collezioni, l’esito di questo lavoro potrà essere ammirato a partire da domani, quando i Musei Civici apriranno le porte al pubblico. «Non sono più solo una teca espositiva – spiega Rota – ma uno stimolo al confronto e anche al giudizio. Un luogo in cui porre domande, e dove non si troveranno per forza risposte». Lo abbiamo verificato ieri, in occasione dell’anteprima a cui hanno preso parte anche il sindaco Luca Vecchi, l’assessore comunale alla cultura Annalisa Rabitti, Massimo Magnani (dirigente dell’Area programmazione territoriale e progetti speciali del Comune di Reggio) e Annalisa Capurso della Soprintendenza.

Nel corso dei secoli la nostra città è stata depredata di tutte le sue ricchezze – basti pensare ai dipinti del Correggio – ma i nuovi Musei Civici saranno in grado di attrarre turisti da ogni parte del mondo. Non solo perché è in questo luogo che hanno trovato casa la collezione di Luigi Ghirri (in uno spazio permanente che verrà ciclicamente riaggiornato attingendo dall’archivio Eredi Ghirri conservato alla Biblioteca Panizzi) e quella di Fotografia Europea, ma perché qui si troverà una narrazione che non ha eguali nel mondo. La Storia verrà raccontata attraverso le tante piccole storie che si sono susseguite nella nostra provincia – abitata ininterrottamente da 60mila anni – mescolando non solo sguardi ma anche linguaggi. E così, appena varcata la soglia del palazzo dei musei, ecco comparire delle fotografie contemporanee tra le collezioni storiche. Piccolo segno del grande cambiamento avvenuto tra quelle mura.

Il secondo piano, che ora è il cuore dell’edificio e dell’organismo-museo, come è stato definito ieri, si apre con un video di Ermanno Olmi, “I grandi semplici”, sulla capacità dell’uomo di fare manifattura, cioè prendere la materia e farne altro, e si conclude con le visioni di grandi artisti della fotografia. Nel mezzo la preistoria, l’epoca etrusca, quella romana e poi, di secolo in secolo, la storia della famiglia D’Este, il Seicento, il Settecento e l’Ottocento sono raccontati usando oggetti appartenenti alle collezioni del museo (che prima erano esposti in teche sovraffollate o conservati in magazzino) in modo nuovo e stimolante. Nella necropoli preistorica, ad esempio, gli scheletri riposano in nicchie nel pavimento ma una luce tremula ne riverbera il riflesso sul soffitto specchiato. E le parure di gioielli usate per la sepoltura delle donne sono indossate da enigmatiche ombre a mezzo busto. Nella parte etrusca un “supermercato” spiega i prodotti che all’epoca venivano importati ed esportati. Affascinante il corridoio in cui le fotografie di Olivo Barbieri raccontano il mondo contrapponendosi a pezzi archeologici e animali impagliati.

Nella Galleria d’arte le ombre lasciano spazio alla carta da parati e alla boiserie, e ci si addentra nella storia degli Estensi. Una passeggiata lunga quattrocento anni, da Ludovico Ariosto alla soglia dell’Unità d’Italia, sempre accompagnati da immagini contemporanee che allargano l’orizzonte e anche la mente. Il piano termina con un cubo bianco, intitolato Photo Affection per sottolineare la grande passione dei reggiani per la fotografia, in cui saranno esposte le opere di Luigi Ghirri. Nelle sale laterali, spazio agli altri fotografi che negli anni hanno partecipato a Fotografia Europea.

Un viaggio da fare. E rifare. E rifare. —

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