L’ultimo vocale al fidanzato il 30 aprile «Ricevo ancora minacce, ho paura»
Il ragazzo, che vive in un’altra regione, è stato sentito dai carabinieri il 5 maggio A “Chi l’ha visto?” racconta le intimidazioni subite
novellara. «Il problema di Saman? Era che il padre voleva che andasse in Pakistan a sposare un altro ragazzo».
Con un italiano stentato, il giovane connazionale con cui Saman Abbas aveva un legame, mercoledì sera è stato intervistato dal giornalista Paolo Andriolo per “Chi l’ha visto?”. Si tratta di un ragazzo di qualche anno più grande di Saman, che vive in un’altra regione e che era malvisto dalla famiglia della 18enne. La trasmissione Rai racconta che a febbraio in Pakistan la sua famiglia è stata oggetto di un grave episodio: cinque auto si sarebbero fermate davanti alla loro casa per dire che il figlio doveva lasciare in pace Saman. Un episodio che è stato denunciato alle forze dell’ordine, in Italia. «Lei non voleva andare in Pakistan, le piaceva l’Italia. Non voleva sposare quell’altro ragazzo, che ha 27-28 anni. A lei piacevo io – spiega ancora il giovane al giornalista della trasmissione Rai –. Dopo il padre mi ha mandato tanti messaggi, era stanco, diceva di lasciare sua figlia. Adesso io ho paura, ho troppa paura. Il padre di Saman mi ha mandato tanti messaggi sul mio profilo Instragram». Messaggi, spiega, che gli stanno arrivando ancora. I mittenti sono profili diversi, che tempestano quello del giovane di insulti e offese.
Il rapporto tra il ragazzo e Saman andava avanti soprattutto tramite Instragram. Non senza difficoltà, perché da quando era a casa lei non aveva più un telefonino: usava di nascosto quello della madre. Tramite quello riusciva a comunicare con il giovane, mandando messaggi scritti e vocali.
L’ultimo alle 23.22 del 30 aprile scorso: alle 00.09 del 1 maggio, meno di un’ora dopo, c’è quell’ultimo video che la ritrae a piedi accanto ai genitori, condotta nella campagna. L’ultimo momento in vita della ragazza, sono convinti carabinieri e procura, prima di essere consegnata nelle mani dello zio e dei cugini, ritenuti gli esecutori materiali del delitto. Saman dice al suo ragazzo di avere paura, che se non la sente per uno o due giorni deve chiamare le forze dell’ordine.
Lui racconta di averlo fatto, il 4 maggio nella sede della caserma della cittadina in cui vive, ma di essere stato rassicurato. Di certo, il 5 maggio è stato sentito dagli stessi carabinieri su richiesta dei colleghi della stazione di Novellara, che da quel momento di fatto hanno fatto partire le indagini sulla scomparsa della giovane, non credendo alla versione dei parenti, secondo i quali si sarebbe ancora una volta allontanata da sola, diretta in Belgio. Della ragazza, resta come terribile presagio, quel vocale in cui racconta sottovoce, di nascosto dai genitori, tra sospiri e quelle che sembrano lacrime, di aver sentito parlare la madre del progetto di ucciderla. «Vediamo cosa c’è scritto nel destino», sussurra al suo ragazzo. —
El.Pe.
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