Ridotti per la prima volta i posti letto Covid di “Malattia infettive”
In continuo miglioramento l’andamento di contagiati e ricoverati nel Reggiano Nei pronto soccorso picco più alto di accessi “non pandemici” dal febbraio 2020
reggio emilia. Chi lavora nella sanità ormai lo sa bene: si inizia davvero a superare l’emergenza quando si dismette la prima linea del fronte, ovvero il reparto di Malattie infettive.
Un momento che si avvicina ogni giorno di più: questa settimana, per la prima volta, in quelle corsie sono stati ridotti i posti letto dedicati ai pazienti Covid per lasciare spazio anche ad altre patologie. Un traguardo festeggiato dai vertici dell’Ausl come sintomo di un costante miglioramento nell’andamento dei contagi, tanto che i dati che riguardano il Coronavirus sono confortanti sotto ogni punto di vista.
«Questa settimana la media dei positivi che si sono rivolti ai pronto soccorsi – spiega Giorgio Mazzi, direttore del Presidio ospedaliero – è scesa da 21 a 17 al giorno, con riduzione dal 5,1 al 3,9 per cento sul totale. I posti letto dedicati al Covid invece sono passati da 129 a 108, una riduzione dovuta a una riconversione importante nel reparto di Malattie infettive, il primo a riempirsi durante la pandemia e l’ultimo a svuotarsi. Da mercoledì, in quel reparto, su 30 posti letto solo nove sono assegnati a pazienti Covid».
Bene anche i numeri sui ricoveri: «La media dei ricoverati Covid è scesa da 50 a 37, oggi (ieri, ndr) alle 10 c’erano 31 posti letto occupati. Anche la terapia intensiva per pazienti contagiati è scesa da 18 a 15 posti letto dedicati, con i ricoverati che sono passati da una media di 12,5 della settimana scorsa agli 11 di questa. Il tasso di occupazione è quindi del 75 per cento, ampiamente dentro i limiti di guardia. Basti considerare, per esempio, che al Santa Maria Nuova su 22 posti in terapia intensiva sette ospitano pazienti Covid e dieci non Covid».
Il quadro però, non nasconde Mazzi, presenta «luci e ombre. Finalmente si sta progressivamente esaurendo l’impatto pandemico, come avvenuto anche lo scorso anno, ma preoccupa il crescente ed elevato numero di accessi al pronto soccorso e l’aumento delle domande di ricovero per altre patologie». Se la pressione si allenta sul fronte pandemico, infatti, lo stress sta aumentando sempre più negli altri settori della sanità. Tra l’altro in un periodo, quello di giugno, in cui storicamente veniva registrata una discesa di ricoveri e accessi.
«Stiamo registrando un consistente incremento di ingressi ai pronto soccorso della provincia – chiarisce il direttore –. Siamo passati da una media di 411 accessi al giorno della settimana scorsa ai 431 di questa. Lunedì poi si è verificato un picco di 500 accessi, il numero più alto dalla metà di febbraio 2020, quando eravamo nei giorni prima della pandemia e come tutti gli inverni c’era un quadro di ingressi importante a cause dell’influenza».
Ma all’epoca pre-Covid, che sembra quasi una vita fa, i numeri erano spalmati su più strutture: «Avevamo sei pronto soccorsi aperti, oggi ne abbiamo tre che lavorano 24 ore e uno 12 ore. Ecco che i 500 accessi diventano un dato molto significativo, solo il Santa Maria Nuova ha rasentato i 300 pazienti. Sono numeri da leggere e capire, anche perché sono in controtendenza: maggio storicamente è un mese impegnativo per i pronto soccorsi, anche a causa della stagione primaverile, mentre a giugno si verificavano delle flessioni. Cosa che non sta avvenendo».
Ottimi, infine, anche i dati che riguardano la campagna vaccinale: quasi la metà dei residenti in provincia di Reggio Emilia (247.315 su 532mila) hanno ricevuto almeno una prima dose, fra cui anche 122mila i reggiano completamente immunizzati. Mentre oggi aprono ufficialmente le prenotazioni per la fascia di popolazione fra i 30 e i 34 anni. —
L. G.
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