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Servizi sociali da Saman il 3 ma ormai era troppo tardi

Elisa Pederzoli
Servizi sociali da Saman il 3 ma ormai era troppo tardi

La cercarono per proporle un nuovo posto in comunità, ma non la trovarono In Commissione femminicidi al Senato un’inchiesta sulla protezione offertale

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Elisa Pederzoli

NOVELLARA. Sono passati un mese e 11 giorni dall’ultima prova certa della presenza in vita di Saman Abbas: quel video che la immortala con i genitori, avviata verso la campagna. Verso la morte per mano dello zio e dei cugini, ritengono gli investigatori. Ma cosa è successo dall’11 aprile – giorno in cui la 18enne si è allontanata dalla comunità del Bolognese in cui viveva, dopo aver denunciato padre e madre per quel matrimonio forzato contro cui ha detto no con determinazione – al 30 aprile quando, ne è convinta la procura, è stata uccisa?

È l’interrogativo al quale cercherà di dare una risposta anche la Commissione d’inchiesta sul femminicidio del Senato, che ha deliberato di avviare subito un’indagine sul caso. «Non bastano il dolore e l’indignazione. Il legislatore ha il dovere di interrogarsi e di verificare se esista o meno un vuoto normativo. Cercheremo di accertare dove e come ha fallito la rete di protezione, e a questo scopo faremo tutte le audizioni necessarie e acquisiremo gli atti» spiega la senatrice Valeria Valente, presidente della Commissione sul femminicidio e la violenza di genere.

Partirà proprio da lì, da quell’11 aprile, quando Saman ormai maggiorenne ha deciso di ritornare nella casa dei genitori. Perchè lo ha fatto? Per nostalgia del fratello e della madre? Nella convinzione di poter in qualche modo ristabilire un rapporto? O solo per quei documenti – il passaporto? – che riteneva fossero ancora nelle mani del padre?

È il 21 aprile quando i carabinieri di Novellara vengono messi a conoscenza dai servizi sociali che Saman Abbas, che si era rivolta a loro per denunciarli i genitori nell’autunno scorso contro il matrimonio forzato, non è più in comunità.

Il maresciallo Pasqualino Lufrano ricorda bene il caso e non sottovaluta la questione. Con i suoi uomini va nella casa di via Cristoro Colombo 103, dove la famiglia Abbas. E la trova lì. La ragazza viene portata in caserma, affinché possa parlare lontano dagli occhi dei genitori. I militari cercano di convincerla a tornare in comunità, nella consapevolezza di quanto possa essere se non altro conflittuale la situazione. Saman dice di voler rimanere, ma rivela anche che la questione verte intorno a quei documenti che, ritiene, sono in possesso del padre. Torna a casa, ma ha anche accettato di tornare in una comunità, quando le fossero stati ritrovati i documenti.I carabinieri di Novellara si mettono subito all’opera.

Da una parte, sono in contatto con i servizi sociali, che stanno cercando per la giovane una nuova sistemazione in una comunità. Ma, da quanto trapela, nell’immediato non c’è posto. Intanto, le forze dell’ordine procedono con la procura, per avere un mandato di perquisizione. Se quei documenti tanto necessari a Saman per iniziare altrove la sua vita sono in quella casa, li vogliono trovare.

È il 3 maggio quando i servizi sociali tornano a casa di Saman. Hanno trovato una sistemazione per lei in un’altra comunità. La cercano per comunicarglielo, pronti a far ripartire con lei, ora da maggiorenne, un percorso di accompagnamento lontano dalla famiglia. Ma è troppo tardi, purtroppo. Saman non c’è. A casa ci sono solo il fratello minorenne e lo zio. Sia agli operatori che ai carabinieri, che tornano il 5 maggio nella casa pronti per quella perquisizione, raccontano che i genitori sono andati in Pakistan. E che Saman è andata via. «Alle 17 del 30 aprile» ha detto lo zio Danish Hasnain. Mentre il fratello dice che si è allontanata verso le 22. Versioni diverse che non convincono. Partono di fatto il 5 maggio, le ricerche di Saman. Come prima cosa, i carabinieri cercano di capire se è vero che i genitori sono andati in Pakistan, e la ragazza in Belgio, come ha riferito il padre al datore di lavoro. Con ogni probabilità, è in quelle ore che il fratello 16enne, lo zio Danish e i cugini lasciano Novellara per andare in Liguria con l’obiettivo di attraversare la frontiera e raggiungere quantomeno la Francia. Come? Chi li ha portati? L’unica cosa certa è che il 10 maggio il 16enne viene bloccato alla frontiera: è minorenne, senza genitori non può passare. Lo zio va, perché in quel momento ufficialmente nessuno lo sta cercando. Il 14 maggio scattano i sigilli sulla cascina di Novellara. Intorno alla quale ancora si cerca ciò che resta della povera Saman. —

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