A Roma un ticket di destra Scintille fra Meloni e Salvini sulla federazione col Cav
Le candidature e lo scontro tra i due leader
Roma. Il centrodestra lancia il suo ticket per il Campidoglio, l’avvocato Enrico Michetti candidato sindaco e la giudice Simonetta Matone come vice, facendo leva sul rilancio della città e il recupero dell’orgoglio degli antichi fasti della Capitale. Oltre all’accoppiata di nomi civici, Vittorio Sgarbi è pronto a fare l’assessore alla Cultura.
Ma nella presentazione a Piazza di Pietra a parlare sono soprattutto i leader della coalizione: Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Antonio Tajani. La leader di Fratelli d’Italia, la maggiore sponsor di Michetti, chiarisce subito: «Noi siamo qui per vincere, non per partecipare». E ancora: «Abbiamo messo in campo una persona che sa esattamente dove mettere le mani. Non basta vincere una campagna elettorale se poi fai come Virginia Raggi, che per tre anni ha fatto il tirocinio da sindaco. Una Capitale derisa al cospetto del mondo è un problema dell’Italia».
L’orgoglio della leader di Fratelli d’Italia s’infrange poco dopo però alla lettura della agenzie. Perché se Salvini sembra deciso a lavorare a un ticket anche a Milano, il capo della Lega è ormai deciso a tirare dritto sull’ipotesi di una federazione con Forza Italia. Nel pomeriggio si sente con Silvio Berlusconi. Una telefonata «cordiale» con il Cav in cui entrambi ribadiscono che la federazione è «la strada giusta» per «unire le energie e aiutare il governo Draghi». Si incontreranno presto. Un passo avanti che ha irritato Meloni. «Il dato importante è il centrodestra è unito nella Capitale – dice lei – Capisco la necessità di organizzarsi meglio per arginare lo strapotere delle sinistre nel governo. A Lega e Forza Italia faccio gli auguri». Ma il leghista sembra avere già un piano. Anzi, dopo che avrà sciolto l nodo della candidatura anche a Milano, partirà in tour nelle regioni al voto. A Milano i nomi che circolano sono sempre gli stessi: l'ex amministratore delegato di Telecom Italia Riccardo Ruggiero, il primario di Pediatria all'Ospedale Buzzi Gianvincenzo Zuccotti, il genero di Ennio Doris, Oscar di Montigny (incontrato di recente da Salvini), il manager Fabio Minoli, oltre ad Annarosa Racca, presidente di Federfarma Lombardia, e il prof della Bocconi Maurizio Dellocchio. E una disponibilità a entrare in giunta l’avrebbe data anche Gabriele Albertini. «Presentiamo la voglia di cambiamento per restituire orgoglio, dignità ed efficienza a Roma», dice Salvini. E fissa un obiettivo: «Roma Capitale verde d’Europa, della pulizia, del decoro è un obiettivo che ci dobbiamo dare». Del sindaco Raggi e dei suoi 5 anni a Palazzo Senatorio, come degli altri sfidanti, si parla poco. È Michetti a chiarire: «Gli altri candidati non sono nemici né avversari, ho il massimo rispetto. Io parlerò del futuro di Roma, questa è la più grande occasione che ho nella mia vita, perché amo questa città». Oratoria forense e rimandi all’antica Roma. Tanto che il refrain è quello di «restituire a ogni cittadino l’orgoglio di Caput Mundi». Quanto all’appellativo di “tribuno”, si compiace: «È il massimo che si può dare ad un romano, lo fu anche Augusto». Ma appunto il suo è un ticket. E Matone sottolinea che darà un «contributo perché Roma diventi la Capitale dei più deboli». Si dice sorpresa da Enrico Letta, che ha definito la candidatura di un magistrato il prodotto di un «buco legislativo». «Ma se è stato lui – ribatte lei – a nominarmi al Dipartimento nel ruolo fu di Giovanni Falcone. Mi metterò in aspettativa, non ho mai fatto parte di cordate». —
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