«Con il campo sportivo abbiamo realizzato il nostro grande sogno»
Cadelbosco Sopra, l’inaugurazione del rinnovato impianto è stata una festa. Don Repetti: «Sarà luogo di incontro e di crescita per tutti»
CADELBOSCO SOPRA. È stata una grande festa per tutto il paese l’inaugurazione del rinnovato campo sportivo parrocchiale in erba sintetica.L’intervento, sostenuto dal G.s. Arsenal, un gruppo di famiglie e alcune attività cadelboschesi, con il prezioso sostegno della parrocchia e dell’Anspi, consentirà di utilizzare l’impianto con ogni condizione di tempo.
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In questi primi giorni estivi e con l’avvio del Grest sono stati già tanti i bambini e i ragazzi che hanno potuto calcare, con estrema soddisfazione e divertimento, il rinnovato campo sportivo. Il programma dell’inaugurazione ha previsto il taglio del nastro dopo la celebrazione della messa e la benedizione del campo da parte di don Gianni Repetti. Un lancio di palloncini azzurri e bianchi ha poi salutato il nuovo prato sintetico. A seguire la possibilità di un pranzo a sacco.
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Nel pomeriggio si sono tenute le partite organizzate previa iscrizione, per garantire il rispetto delle regole sanitarie, e per fasce di età. Sul campo, con la maglia storica del G.s. Arsenal, anche alcuni dei fondatori: Giuliano Bondavalli, Adriano Fantini (papà dell’attuale presidente Paolo), Enzo Zuelli, Domenico Bigi e Silvano Cocconi.
L’inaugurazione è avvenuta alla presenza delle autorità locali – compresi il sindaco Luigi Bellaria e l’assessore allo Sport Mauro Davoli. «È un onore essere qui – ha esordite Bellaria –. Con mia figlia ho frequentato il campo sportivo per 4/5 anni e ho conosciuto questa bella realtà. Avete fatto un ottimo lavoro. Un bell’impegno e un bel segno di ripartenza. Sarà un fiore all’occhiello per il paese»
«Abbiamo realizzato un sogno – ha dichiarato il presidente Fantini –. Ringrazio tutti quelli che lo hanno permesso. Mi auguro che i nostri bambini possano dire di avere trovato anche qui il vero tesoro che è il nostro Signore».
«In questi tempi difficili e complicati in grandi città sono riusciti a fare cattedrali e opere grandi – è intervenuto don Repetti –. Questa opera credo possa avere il medesimo significato: riuscire a mettere insieme persone diverse per lo stesso fine. Liberandoci da divisioni. Vorrei che questo campo fosse luogo di incontro e condivisione e di crescita umana per tutti. Anche di coinvolgimento per tutti. Mi interessa che nessuno si senta escluso ed estraneo, e che ci insegni anche il rispetto». —
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