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Il cugino accusato del delitto si difende «Io non c’entro con la sua sparizione»

Enrico Lorenzo Tidona
Il cugino accusato del delitto si difende «Io non c’entro con la sua sparizione»

Ikram Ijaz non risponde al giudice, ma nega qualsiasi coinvolgimento e offre collaborazione alla procura reggiana

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Enrico Lorenzo Tidona

NOVELLARA. «Io non ho nulla a che fare con la sparizione di mia cugina». Ikram Ijaz parla dal carcere di Reggio Emilia con l’aiuto di un’interprete, accanto a uno dei suoi due avvocati. Sono le 9.20 di mattina e la sua voce giunge metallica attraverso gli schermi dei computer ai quali sono incollati, in tribunale, dall’altra parte della città, un secondo difensore, il sostituto procuratore Laura Galli, un altro interprete e il giudice per l’indagine preliminare Luca Ramponi, che vuole interrogarlo tramite il videocollegamento. Ma lui ha deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere, rilasciando però spontanee dichiarazioni.

La distanza dall’aula è imposta dai protocolli Covid: l’indagato dovrà stare in isolamento per 14 giorni.

Ha 28 anni e al momento è l’unico dei cinque indagati ad essere stato arrestato dopo il presunto omicidio della cugina Saman Abbas, il cui corpo ancora oggi non si trova.

Lo hanno arrestato in Francia, a Nimes. Per gli inquirenti, è la prova di una fuga improvvisa dall’Italia.

Ieri Ijaz ha preso la parola dal carcere cercando di scansare le pesanti accuse mosse da procura e carabinieri. Si è detto estraneo alla sparizione della cugina pakistana di 18 anni che per la procura è stata uccisa dallo zio Danish Hasnain, con l’aiuto suo e di un altro cugino, Nomanulhaq Nomanulhaq, in quello assurto alle cronache nazionali come un delitto efferato avvenuto nell’anonima campagna di Novellara perché la ragazza si era ribellata a un matrimonio forzato e ai dettami di quell’enclave regolata con l’uso della violenza.

Ijaz è stato inquadrato in un video dell’azienda agricola in cui vivevano gli Abbas mentre si sposta con zio e cugino, uno di loro brandendo una pala. Ad accusarlo per ora è il fratello minore di Saman, testimone indiretto del presunto omicidio.

A riportare le parole espresse dal 28enne durante l’interrogatorio di garanzia seguito all’arresto è stato il suo avvocato di fiducia, Domenico Noris Bucchi, al termine dell’udienza a porte chiuse – durata mezz’ora– assieme al codifensore Luigi Scarcella. Davanti a loro uno stuolo di telecamere e cronisti riuniti davanti all’aula al piano terra del tribunale di Reggio Emilia. «Ha dichiarato di non aver nulla a che vedere con la sparizione della ragazza – ha detto secco Bucchi –. Ha manifestato l’intenzione di rendere dichiarazioni più approfondite al pm nei prossimi giorni» ma solo dopo un ulteriore confronto con i suoi difensori. Le sue dichiarazioni, per quanto riportato, non aggiungono per ora dettagli, lasciando spazio alle più svariate interpretazioni, senza aggiungere nulla alle indagini. «Ha difficoltà a parlare l’italiano, ogni incontro deve essere supportato dall’interprete – aggiunge Bucchi –. Abbiamo bisogno di un po’ più di tempo». Gli avvocati vogliono vedere tutte le carte dell’inchiesta per bilanciare prove e accuse. Nessuna risposta sul perché si trovasse in Francia. «Ha manifestato la volontà di spiegare i propri movimenti, sia in relazione ai giorni di cui si tratta che al suo allontanamento dal territorio nazionale». —

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