Il giudice chiamerà il fratello Attesa per l’udienza-chiave
Il giovane, ancora minorenne, è il teste-chiave dell’inchiesta. Dopo le sue prime affermazioni a breve sarà sentito per fissare la sua ricostruzione dei fatti
NOVELLARA. Potrebbe essere fissata entro un paio di giorni l’udienza per sentire il fratello sedicenne di Saman Abbas. Il ragazzo è il testimone-chiave dell’inchiesta sul presunto omicidio della sorella per mano dei parenti pakistani e con l’avallo dei genitori, tornati nel frattempo in patria. Le sue dichiarazioni sono infatti l’architrave sulla quale si poggia l’accusa e diventeranno una prova da utilizzare poi al processo attraverso l’incidente probatorio, che fisserà la sua ricostruzione, facendola poi valere in un frangente giudiziario successivo.
L’attesa per l’incidente probatorio è altissima, sia per la procura che per le difese delle cinque persone indagate per la scomparsa e l’omicidio, vale a dire i genitori di Saman, lo zio e i due cugini della ragazza. Con l’incidente probatorio le parti verranno a conoscenza di ulteriori dettagli, soprattutto sul fronte delle accuse.
Quanto trapelato finora, lascia basiti. C’è una frase nelle mani degli investigatori che Danish Hasnain, lo zio di Saman, avrebbe scritto in una chat a una persona molto vicina a lui, parlando di Saman e delle sua sparizione: «Abbiamo fatto un lavoro fatto bene». Proprio per chi indaga, quelle parole lasciano poco spazio alle interpretazioni.
Per i carabinieri del Nucleo investigativo, che con i colleghi della stazione di Novellara ormai da oltre un mese stanno setacciando ogni dettaglio degli ultimi giorni della 18enne e dei suoi famigliari a Novellara, è il 33enne l’esecutore materiale dell’omicidio della giovane. Ne sono convinti soprattutto dopo le prime dichiarazioni proprio del fratello di Saman, bloccato alla frontiera mentre era in fuga con lo zio e i due cugini. Ora il sedicenne è trattenuto in una struttura protetta.
Il giovane ha detto che lo zio gli ha confessato il delitto. Parole che sembrano non lasciare più speranze, nonostante il corpo senza vita della ragazza ancora non sia stato trovato.
Quello che emerge è che la figura dello zio sarebbe cruciale in tutta questa vicenda. La sua influenza e il suo potere sui famigliari sarebbero stati dirompenti, specialmente nella “gestione” di Saman. La ragazza non ne voleva sapere di matrimoni combinati, di quella vita che la famiglia voleva per lei; una vita che doveva rispondere alle rigide regole di una tradizione che ha radici lontane e che in casa Abbas è legge.
Ma più di tutto, quello che pesava nel giudizio dei suoi famigliari era quella sua fortissima volontà di indipendenza e autodeterminazione, quel suo allontanamento dai precetti della religione musulmana professata invece rigidamente dagli altri componenti della sua famiglia. —
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