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L’Appennino piange Rinaldo Triglia il “dottore di tutti”

Castelnovo Monti. Sabato 12 giugno alle 11 il funerale del responsabile del pronto soccorso. Era sempre a disposizione, aiutava un progetto missionario


12 giugno 2021 Roberto Rocchi


CASTELNOVO MONTI. Cordoglio e sgomento nel comprensorio montano per la scomparsa del dottor Rinaldo Triglia, avvenuta giovedì dopo un malore che lo aveva colto alcuni giorni fa. Aveva 65 anni ed era molto conosciuto. Oggi alle 11 il funerale con partenza dalle camere ardenti dell’ospedale Sant’Anna per la chiesa della Resurrezione di Castelnovo, dove verrà celebrata la messa. Al termine si proseguirà per il cimitero di Costa de’ Grassi. Il dottor Triglia lascia la moglie Mariangela e il figlio Gianluca. Le condoglianze alla famiglia sono arrivate anche dal sindaco Enrico Bini, che definisce il medico «un professionista estremamente capace, disponibile, un punto di riferimento per le tantissime persone assistite in Pronto soccorso in momenti di particolare fragilità e bisogno. E anche nel suo ruolo di dirigente sportivo, trasmettendo valori importanti ai tanti ragazzi con i quali ha collaborato, con l’Ac Montagna e poi con l’Atletico Montagna».

L’esperienza professionale aveva portato Triglia a svolgere più mansioni, fino a diventare uno dei medici più apprezzati all’interno del sistema di emergenza-urgenza all’interno del nascente 118, era noto in tutta la montagna reggiana. Profondamente legato al suo territorio di origine (era di Costa de’ Grassi), ha sempre curato ogni suo paziente senza distinzioni, con un particolare riguardo agli anziani e alle persone più deboli o con maggiori difficoltà.

Dopo avere lavorato alla Guardia medica era rientrato al Pronto soccorso di Castelnovo, diventandone responsabile. Molti suoi ex pazienti si presentavano in reparto per avere consigli, o più semplicemente per lamentare disturbi di vario genere, trovando sempre la sua disponibilità a riceverli. Per questo motivo, bonariamente, veniva definito il dottore di tutti. Non a caso ogni anno contribuiva a sostenere un progetto di aiuto missionario voluto da un medico che aveva prestato servizio a Castelnovo Monti. In apparenza schivo e riservato, con il personale del Pronto soccorso (oltre una trentina tra medici e infermieri) aveva un rapporto confidenziale e diretto, pur nel rispetto dei vari ruoli. Al Pronto soccorso, diventata la sua seconda casa, ha dedicato gran parte della sua vita, senza mai sottrarsi alle incombenze anche più semplici, quale il trasporto di malati all’ospedale di Reggio in piena notte. Da qualche anno, poi, attraverso un progetto della polizia stradale, riceveva gli studenti delle scuole superiori all’interno del Pronto soccorso e amava raccontare loro ciò che avveniva in quelle stanze. Era un medico davvero amato e in sintonia con le migliaia di pazienti. Un medico che già manca tanto alla “sua” gente di montagna.

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